BLADE RUNNER

Los Angeles, 2019. Anche l'ex poliziotto fallito, il detective Rick Deckard (Harrison Ford), in una megalopoli piovosa e sovrappopolata, viene richiamato in servizio. La sua specialità sono i "lavori in pelle", cioè l'eliminazione di esemplari insubordinati di "replicanti", androidi adibiti ai lavori più duri nelle colonie spaziali.

Quattro di loro, Roy Batty (Rutger Hauer), il capo, ritenuto il più pericoloso, Leon, Zora e Pris (Daryl Hannah), si sono ribellati, hanno raggiunto la Terra per tentare di infiltrarsi, mescolandosi alla popolazione, nelle industrie che li fabbricano. Roy vorrebbe guidarli verso la vita eterna, gli androidi come gli umani hanno infatti una “data di termine”, e per questo va alla ricerca del suo progettista deciso a chiedergli più vita.

Come faccio a riconoscerli, si chiede l'investigatore: è più facile distinguere Michele Santoro da un politico del PD. I replicanti infatti sono identici agli esseri umani, tranne che per la suddetta durata limitata della loro esistenza e per l'apparente incapacità di provare sentimenti.

Proprio sulla registrazione delle reazioni emotive si basa il test Voigt - Kampff, con cui Deckard indentifica nella bellissima Rachel (Sean Young), collaboratrice dell'industriale, una replicante sperimentale, inconsapevole della propria vera natura. E' vera o finta?

Affascinante connubio di poliziesco e fantascienza, diretto da Ridley Scott, "Blade Runner", un vero e proprio cult-movie, vive un rapporto di simbiosi con "Il cacciatore di androidi", romanzo di Philip K. Dick da cui è tratto.

Una Chinatown stellare dove il cinema nero degli anni Quaranta, con il detective si amalgama alla perfezione con le battaglie spaziali, tra navicelle volanti e raggi laser. Un film tetro, angoscioso, quasi spettrale, ha il suo punto di forza negli effetti speciali, nella colonna sonora di Vangelis e nella scenografia.

Tuttavia il film descrive perfettamente una società multietnica e tratteggia perfettamente i diversi personaggi, tutti pervasi dall'amarezza tipica dell'opera di Dick: dallo scienziato colpito da invecchiamento precoce che vive in una casa piena di giocattoli, ai replicanti afflitti da angosce esistenziali, dalla fragile e sensuale Rachel alle prese con la propria identità sconosciuta al detective anni Quaranta trasferito nel futuro.

"Io ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare"

"...E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire".

Come non chiudere così?


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