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JERRY MAGUIRE

Los Angeles. Resta disoccupato il rampante procuratore sportivo, che sogna uno sport pulito, Jerry Maguire (Tom Cruise), che per conto di una supersocietà curava gli interessi di grandi campioni. Ad un tratto era stato colto da un raptus etico di cattiva coscienza, scoprendo che il denaro non è tutto nella vita, cercando di farne partecipi i colleghi e i superiori. Licenziato seduta stante, chiaramente.

Mollato anche dalla spocchiosa fidanzata (quando la nave affonda, si sa, i topi scappano...) riparte da zero ritrovandosi al fianco solo la ragazza madre Dorothy (Renèe Zellweger) e il modesto giocatore nero di football Rod Tidwell (Cuba Gooding jr.), unico cliente, che gli si affida per il prosieguo della carriera.

Miracolo, il brocco in mezz'ora diventa un asso, imbrocca tutte le partite e si guadagna un contratto milionario.

JERRY MAGUIRE è una lunga, prolissa, noiosa e zuccherosa commedia, che inneggia al buonismo della grande America senza timore del ridicolo. Come nella partita decisiva, quando l'esagitato Cuba Gooding jr. (Oscar come attore non protagonista) cade fulminato, per rialzarsi a suon di capriole.
La sceneggiatura è un capolavoro di romanticismo ruffianesco, politicamente corretto nei minimi particolari. Insomma un film stereotipato al massimo con tutti i luoghi comuni che può contenere: commozione, rivincita, reazione di fronte alle avversità e via dicendo. All'americana.

Il filosofo Tom Cruise discute e sbraita con il telefonino attaccato all'orecchio che neanche Moggi dei tempi d'oro.

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