FIGHT CLUB

Usa. E' afflitto dall'insonnia l'impiegatino delle poste Jack (Edward Norton), ometto frustrato e desideroso d’affrancarsi dal peso della propria nullità, che quasi ogni sera si tuffa nella disperazione umana dei gruppi di assistenza sociale.

Un piccolo uomo intristito e affaticato dall’ideale e anzi dall’ideologia dell’affermazione individuale, della lotta per emergere, dell’agonismo assunto a feroce criterio morale.
Il suo unico conforto è piangere con gli altri, con preferenza per la sbandata Marla Singer (Helena Bonham Carter).

Poi conosce l'eclettico coetaneo Tyler Durden (Brad Pitt) che tanto per fare amicizia gli brucia l'appartamento e lo trascina in una casa fatiscente stile famiglia Adams. Insomma ne rimane sedotto.

Dammi retta, pianta il lavoro e seguimi laggiù in quello stanzone sotterraneo: vedrai quant'è eccitante picchiarsi, menarsi botte da orbi per stare meglio (l'assunto del film), magari ti passerà anche l'angoscia. E vai con i duelli a pugni nudi, sangue e tumefazioni, sacrificio della carne come ultima, disperata testimonianza dell’essere ancora vivi.

Poi la voglia di menare le mani (e i piedi) cresce e i picchiatori raccolti attorno a Durden, tanti piccoli uomini sconfitti, che chiedono solo parole d’ordine e slogan, e il cui ideale è quello che verrebbe da chiamare stato totalitario, decidono di trasformarsi in terroristi.

Dopo il successo, in parte inaspettato, di SEVEN, il regista David Fincher ripercorre e perfeziona la violenza dando luogo a questo folle, violentissimo, crudo e, per certi versi, incomprensibile dramma sociale.

Anche se FIGHT CLUB mi piace per l'originalità e per le interpretazione di Brad Pitt (forte, astuto, bello e violento) prova sempre una certa diffidenza verso i soloni che provano a sfogare la rabbia verso l'odiata società dei consumi (nella quale sguazzano a suon di dollari nda) invitando i ribelli della domenica a distruggere il mondo.

E' altresì curioso che il regista , inconsapevole precursore di Bin Laden, ma comunque dotato di un grande talento visionario, proponga il suo messaggio di nichilismo metropolitano servendosi di machismo imperante, immagini e ritmi violenti, suggestioni da palestra di pugilato e ideologia spicciola atta a suscitare polemiche.

Nell'ottovolante di sensazioni forti, sangue, sudore e sporcizia, il film è ben interpretato, ma lasciate stare sottigliezze ed analisi. In fondo sono solo esplosioni, cinematografiche, di violenza.

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