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LA MIGLIORE OFFERTA

Chissadove, in Europa. Virgil Oldman (Geoffrey Rush) è un sessantenne antiquario, autorevole battitore d'aste e insospettabile collezionista.

Conduce una vita tanto lussuosa quanto solitaria. Non ha amori il maturo Virgil né amici tranne il socio e complice Billy (Donald Sutherland), che ha ambizioni di artista da lui mai riconosciute ma che gli è indispensabile nelle sue spericolate e ambiziosissime ricerche di opere rare.

Al telefono non sa dire di no a una tale, Claire Ibbetson (Sylvia Hoeks), giovane erede di una ricca famiglia, e accetta di stimarle mobili e quadri.

La misteriosa ragazza però, non si presenta mai agli appuntamenti.

Virgil viene così attratto da questa committente nascosta fino al punto di scoprire il suo segreto.

Peggio per lui.

LA MIGLIORE OFFERTA è un raffinato, elegante ed intrigante melodramma sentimentale, imparentato con giallo e mistero, che il regista siciliano Giuseppe Tornatore ambienta nell'insolito mondo dell'arte.

La storia ha un'atmosfera che avvince e Geoffrey Rush sa dare al suo complesso personaggio il giusto mix tra antipatia e tenerezza.

Il colpo di scena finale è magistrale, anche se non del tutto imprevedibile.

Non siamo dalle parti di NUOVO CINEMA PARADISO ma probabilmente è un film da rivedere con calma, vista anche la lunghezza e la lentezza dell'intera pellicola.

FRACCHIA LA BELVA UMANA

Roma. Giandomenico Fracchia (Paolo Villaggio) riesce ad invitare a cena la signorina Silvani (Anna Mazzamauro), ma un commissario zelante (Lino Banfi) gli manda di traverso la serata con un mandato di cattura.

Solo in questura l'equivoco è chiarito: il malcapitato è il sosia perfetto di un pericoloso bandito, il sanguinario criminale noto come "la belva umana", ricercato da tutte le polizie.

Troppo tardi.

In FRACCHIA LA BELVA UMANA, prendendo spunto da un famoso noir del 1946 (Tutta la città ne parla, con Edward G. Robinson), Paolo Villaggio mette temporaneamente da parte l'eterno sfortunato Fantozzi per vestire i panni, ugualmente dimessi, dell'alter ego televisivo (nella televisione in b/n di fine Anni '60 nda) Giandomenico Fracchia e del suo sosia.

Inutile dire che trovare qualche differenza tra i due personaggi è alquanto difficile.

La riuscita di questa pochade poliziesco-comica è diseguale ma ha momenti strepitosi e indimenticabili, grazie per la verità più a un Banfi letteralmente scatenato nel ruolo del confusionario (e tutt'altro che "ricchione") commissario Auricchio che al doppio Villaggio.

I "volatili per diabetici" entrano di diritto alla Crusca, il lasciapassare e "Benvenuti a 'sti frocioni" nella storia.

Ci si diverte abbastanza in questo cultone della commedia anni 80.