UA-30503982-1

LA SETTA DELLE TENEBRE

USA, giorni nostri. Nel bel mezzo di un'inchiesta su un gruppo di festaioli dark, la giornalista Sadie Blake (Lucy Liu) si rende conto che qualcosa supera il classico folklore.

Soprattutto avverte che c'è qualcosa di pericoloso nel bel Bishop, ma è solo quando si sveglia nell'obitorio della città che capisce il suo segreto: Bishop è un vampiro.

Sadie ha raggiunto i suoi sottoposti nel mondo sanguinolento dei non morti.

Desiderosa di vendetta, Sadie è determinata a fermare quel demone di Bishop e i suoi compari.

Cosi inizia a girare la città con arco e freccia e trova un'improbabile alleato nella sua crociata nel detective Rawlins (Michael Chiklis), un investigatore della polizia la cui figlia è stata trasformata anch'essa in una creatura notturna da Bishop.

Tuttavia per Sadie il problema principale, a quel punto, è la ricerca del sangue di cui nutrirsi.

Cosa non facile se non si vuole diventare cattivi e uccidere gli innocenti.

Sadie, indecisa tra il suicidio e la vendetta, tenta di fare il minor male possibile, anche se, quando le capita, il gusto del sangue le pare tutt'altro che spiacevole.

LA SETTE DELLE TENEBRE è, con le sue immagini laccate e televisive, un horror che non disturba, non inquieta e non fa paura. Insomma la solita storiella dei vampiri buoni contro quelli cattivi, debitrice (al limite del plagio) all'elegante e tenebroso UNDERWORLD.

L'affascinante Lucy Liu è bella, brava, agile e scattante, ma il suo impegno e qualche facile effetto truculento nulla può fare per rendere accettabile un film che proprio non riesce a generare un minimo d'interesse.

Grazie a una cultura di genere, sui vampiri sappiamo già tutto, le sequenze dunque si precedono e gli effetti di flashback non possono che risultare pleonastici, perché 'sta roba è già vista un milione di volte e la milionesima ed una non aggiunge nulla.

Privo del coraggio di spingere ancora più a fondo, LA SETTA DELLE TENEBRE resta sulla superficie, non riesce a coinvolgere lo spettatore fino in fondo in una storia che sembra inscenare l'ultimo dei giochini di un'altoborghesia annoiata.

Secondo me si può evitare tranquillamente.

L'ALBA DEI MORTI VIVENTI

Usa. La giovane infermiera Anna(Sarah Polley), dopo aver terminato un massacrante turno di notte, torna alla sua abitazione in periferia, che condivide col marito Luis.

Grazie allo scroscio dell'acqua di una doccia fatta insieme, non sentono un bollettino di emergenza del notiziario televisivo: un misterioso virus sta infettando la popolazione.

Il mattino seguente, Vivian, una ragazzina del quartiere, irrompe nella casa e assale il maritino. Spacciato! Purtroppo il defunto "ritorna" ed attacca la mogliettina, che riesce a fuggire attraverso la finestra del bagno.

L'intera città è nel caos e la donna tenta di scappare in macchina, ma si va a schiantare e perde i sensi.

Al suo risveglio, Anna incontra il sergente di polizia Kenneth Hall (Ving Rhames), il venditore di elettrodomestici Michael, il delinquentello Andre (Mekhi Phifer) e Luda, la sua consorte in dolce attesa.

La manciata di sopravvissuti intraprende una disperata battaglia all'ultimo sangue per rimanere vivi e umani, trovando rifugio in un fornito centro commerciale. Basterà?

La trama vi ricorda un vecchio film horror, di rara suspence e paura, magari scritto e diretto dal regista cult George Romero nel 1978, cui misero le mani anche Dario Argento e i Goblin?

Non vi sbagliate perchè questo L'ALBA DEI MORTI VIVENTI ne è l'esplicito e frenetico remake/omaggio, ambientato in chiave moderna (trent'anni dopo) e che aggiorna le tematiche politiche dell'America contemporanea (la pellicola è del 2004 nda).

Il regista (allora esordiente) Zack Snyder (300) evita di copiare pedissequamente il modello e fa bene poiché non poteva che uscirne con le ossa rotte, dal confronto. Manca l'acuta (e cupa) analisi social-consumistica e politica presente nell'originale di Romero, probabilmente perchè la pellicola non cerca messaggi ed è figlia di un altro tempo.

Se la cava costruendo un B Movie simile alla pellicola originale che non stona e mostra (come gli altri film apocalittici con epidemia, vedi 28 GIORNI DOPO di Danny Boyle) in modo esplicito scene splatter e di forte impatto (l'uccisione del neonato/zombie, per esempio) alternandole anche con dialoghi e scene ironiche.

Capolavoro? No. Buon film? Decisamente sì.