SON OF A GUN

Australia. Il diciannovenne JR (Brenton Thwaites), finito dietro le sbarre per un reato minore, ci mette ben poco a comprendere la durezza della vita in reclusione.

Per sua fortuna (???) viene preso sotto l'ala protettrice nientemeno che del nemico pubblico N.1, il noto criminale Brendan Lynch (Ewan McGregor). Inutile dire che nella vita (e dietro le sbarre) niente è gratuito e che l'ergastolano non agisce per generosità.

Pretende infatti che, quando JR sarà fuori (chiaramente uscirà a breve), gli renda il favore e gli organizzi l'evasione.

Il ragazzo esegue e l'impresa riesce ma questo non sarà che l'inizio del suo coinvolgimento nelle attività di Brendan.

Il giovane imparerà rapidamente, pur non perdendo l'innocenza di fondo, che nel mondo della malavita l'esistenza è come una partita a scacchi.
Per ottenere il controllo, si deve stare poche mosse davanti al proprio avversario.
Perdere il controllo significa rischiare di diventare una pedina in un gioco molto pericoloso.

Sarà l'incontro con Tasha (Alicia Vikander), giovane femmina da esibire da parte di un boss molto crudele, a cambiare il suo modo di guardare al futuro.

Parte come carcerario, poi si trasforma in uno "sporco" poliziesco, dove c'è in ballo un clamoroso furto di lingotti d'oro, questo SON OF A GUN.

Il regista Julius Avery al debutto nel lungometraggio con una sua sceneggiatura ha strutturato un cast discreto avendo quale interprete protagonista Ewan McGregor, stranamente ma credibilmente nella parte del criminale incallito, duro e anche spietato, ma non privo di un suo codice morale.

Pur ammettendo che molta parte del film sa di già visto, rimane interessante lo sviluppo nel rapporto fra il "boss" imprendibile e il giovanissimo pupillo prescelto.

Il finale sentimentale alza un po' le quotazioni e lascia con il dolce in bocca.

QUESTIONE DI CUORE

Roma. Si conoscono in rianimazione dopo essere stati colpiti al cuore (infarto) e ricoverati nella stessa notte e nella stessa clinica, l'effervescente sceneggiatore di successo Alberto (Antonio Albanese), che mitraglia parole, e il riservato carrozziere Angelo (Kim Rossi Stuart), che accumula beni.

L'uno flirta tra alti e bassi (più bassi per la verità) con l'aspirante attrice teatrale Carla (Francesca Inaudi), l'altro è coccolato dalla premurosa moglie Rossana (Micaela Ramazzotti), che ama e che gli ha dato due figli, la ribelle Perla e il piccolo Airton, ed è in attesa del terzo.

Vicini di letto e lontani di mondi, Angelo e Alberto scoprono una zona franca, dove scambiarsi emozioni, ricaricare il cuore e risollevare lo spirito.

I due diventano amiconi e quando l'esasperata compagna lo molla, l'indebitato Alberto, in crisi di ispirazione, va a stare al Pigneto dall'accorto risparmiatore (ed evasore) Angelo, per esplorare la sua infelicità e cercare parole per raccontarla.

In pratica la casa di Angelo diventerà l'officina in cui mettere a punto il motore, il ricovero, il laboratorio dove lo scrittore ritrova la curiosità sincera di un'osservazione partecipe, riempiendo la vita della famigliola delle sue fantasie.

Finchè nuovi esami danno un tragico responso al malinconico borgataro, costretto dall'aggravarsi della malattia al cuore ad affidare all'altro, se non altro moralmente, le cure della sua ancor giovane famiglia destinata a rimanere troppo presto senza guida.

QUESTIONE DI CUORE è un intenso ed appassionato dramma con venature di commedia, che la regista Francesca Archibugi ha tratto da un romanzo con lo stesso titolo, una bella storia d'amicizia maschile. Da una parte il disagio agiato ed invadente di uno sceneggiatore gaudente, dall'altra l'accomodante e piagnucoloso carrozziere familista.

La storia di due uomini di diversa estrazione culturale (in un film romano con un protagonista che non parla romano), attaccati ai reciproci pregiudizi di classe ma uniti dall'esperienza drammatica trascorsa nel reparto di terapia intensiva di un ospedale romano, che si srotola mischiando ironia, sentimento, approfondimento psicologico dei personaggi ma senza mai cadere nel noioso e nel patetico.

La vita colpita al cuore abbatte il rapporto di asimmetria sociale, determina un cambio o una liberazione nel modo in cui i "soggetti a rischio" si relazionano col mondo: l'aria da divo di Alberto, che consuma nel suo grande appartamento gli ultimi scampoli di un'ormai tramontata agiatezza, e il proletario senso pratico di Angelo, che ha cresciuto due figli e farà amorevolmente fronte all'inettitudine dell'amico. Nonostante la società abbia costruito fra di loro una barriera invalicabile, la necrosi del cuore li ha uniti, allentando i ruoli, aprendo la possibilità di guardarsi in modo diverso e progredendo verso una reciproca comprensione e complicità, un affetto sincero.

Bravissimi Antonio Albanese, magistrale, come solo lui sa essere, a mettere in scena la vulnerabilità dell'uomo egoista e "bambino" che si cela sotto la superficie caustica, e Rossi Stuart, con quella barba incolta da maschio nonostante le sofferenze (anche se non si è mai vista una persona operata al cuore con il torace non depilato. E qui sono addirittura due!).

Da mangiare (solo con gli occhi, purtroppo) la Micaela Ramazzotti, perfetta nel ruolo di borgatara premurosa.


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