Tonio Perrone (Claudio Santamaria) è un giovane salentino irrequieto, pieno di quella che spesso viene equivocata per voglia di vivere.Purtroppo, nei fatti, è solo spinta autodistruttiva, che posizionata in una di quelle terre del sud italico si trasforma in illusione travolgente (nella vertiginosa e fittizia ascesa e affermazione para-sociale) e disillusione cocente (nella caduta rovinosa nella polvere).
Adepto della vita spericolata, nella sua esistenza fatta di droga, sballo ed auto belle e veloci, l'unica costante è la conturbante Daniela (Valentina Cervi), la fidanzata dai tempi dell'università, la stessa con la quale guarda il mare, amoreggia e sogna.
Poco a poco Tonio diventa un piccolo boss, con moglie e figlio a carico, entrando nel giro dello spaccio e del gioco d'azzardo come capo di una piccola banda di malviventi suoi coetanei, tra cui spicca lo spietato e risoluto Gianfranco.
Poi la strada presenta le sue buche e le cose si complicano (tra droga e pallottole dei carabinieri qualcuno dei suoi si perde per strada): la scalata è arrestata dalla polizia.
Trovandosi dietro le sbarre ha bisogno, per sopravvivere, di "appartenere" a qualche "Famiglia".
Adepto della vita spericolata, nella sua esistenza fatta di droga, sballo ed auto belle e veloci, l'unica costante è la conturbante Daniela (Valentina Cervi), la fidanzata dai tempi dell'università, la stessa con la quale guarda il mare, amoreggia e sogna.
Poco a poco Tonio diventa un piccolo boss, con moglie e figlio a carico, entrando nel giro dello spaccio e del gioco d'azzardo come capo di una piccola banda di malviventi suoi coetanei, tra cui spicca lo spietato e risoluto Gianfranco.
Poi la strada presenta le sue buche e le cose si complicano (tra droga e pallottole dei carabinieri qualcuno dei suoi si perde per strada): la scalata è arrestata dalla polizia.
Trovandosi dietro le sbarre ha bisogno, per sopravvivere, di "appartenere" a qualche "Famiglia".
Accetta così di affiliarsi alla Sacra Corona Unita, la mafia pugliese, messa in piedi anche per contrastare la Camorra.
Troppo tardi si rende conto che i suoi nuovi complici, boss e malavitosi più grandi e con curriculum estremamente più, come dire, "ricchi", è gente brutale e spietata.
Per fortuna, e purtroppo per lui, l'organizzazione verrà presto travolta dalla reazione decisa dello Stato.
Il tutto è raccontato dal carcere, dove il boss Antonio Perrone, dissociato non pentito, sconta l'ergastolo.
Traendo ispirazione dal libro "Vista d'interni", scritto proprio in carcere, messo nero su bianco durante i primi 15 anni di isolamento in regime carcerario di 41 bis, con FINE PENA MAI l'intenzione della coppia di registi (che vengono dall'esperienza documentaristica del gruppo Fluid Video Crew) Davide Barletti e Lorenzo Conte era quella di parlare della "quarta mafia".
Per fortuna, e purtroppo per lui, l'organizzazione verrà presto travolta dalla reazione decisa dello Stato.
Il tutto è raccontato dal carcere, dove il boss Antonio Perrone, dissociato non pentito, sconta l'ergastolo.
Traendo ispirazione dal libro "Vista d'interni", scritto proprio in carcere, messo nero su bianco durante i primi 15 anni di isolamento in regime carcerario di 41 bis, con FINE PENA MAI l'intenzione della coppia di registi (che vengono dall'esperienza documentaristica del gruppo Fluid Video Crew) Davide Barletti e Lorenzo Conte era quella di parlare della "quarta mafia".
Ovvero la Sacra Corona Unita (poco raccontata dai media) e di farlo senza la solita fascinazione per il crimine.
Il titolo è un riferimento ai 49 anni (insomma un para-ergastolo) di reclusione a cui è stato condannato il suo protagonista ed alla certezza di dover vivere con il rimorso di non aver mantenuto la promessa fatta alla moglie Daniela ed al figlio Alessio: non lasciarli mai soli.
I registi, malgrado il magro budget, dimostrano di conoscere bene i canoni stilistici del cinema che ha raccontato la criminalità (QUEI BRAVI RAGAZZI, ad esempio, a cui si richiama nel delineare la figura dei due criminali psicopatici che affiancano Tonio) adattandoli alla saga salentina di un giovane boss ambizioso.
Valentina Cervi, presente a seno nudo come nella pellicola di Spike Lee, è semplicemente deliziosa, nella sua trasformazione da moglie in ambasce, in una Bonnie a mano armata per poi terminare in una dark lady dal caschetto nero alla Cleopatra.
Il titolo è un riferimento ai 49 anni (insomma un para-ergastolo) di reclusione a cui è stato condannato il suo protagonista ed alla certezza di dover vivere con il rimorso di non aver mantenuto la promessa fatta alla moglie Daniela ed al figlio Alessio: non lasciarli mai soli.
I registi, malgrado il magro budget, dimostrano di conoscere bene i canoni stilistici del cinema che ha raccontato la criminalità (QUEI BRAVI RAGAZZI, ad esempio, a cui si richiama nel delineare la figura dei due criminali psicopatici che affiancano Tonio) adattandoli alla saga salentina di un giovane boss ambizioso.
Valentina Cervi, presente a seno nudo come nella pellicola di Spike Lee, è semplicemente deliziosa, nella sua trasformazione da moglie in ambasce, in una Bonnie a mano armata per poi terminare in una dark lady dal caschetto nero alla Cleopatra.