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RAVANELLO PALLIDO

Ferrara. La depressa, bassina e poco attraente Gemma Mirtilli (Luciana Littizzetto) è l'unica, sfruttatissima impiegata nell'agenzia di soubrette manovrate dal bellimbusto Claudio Pignatti (Massimo Venturiello), un trafficone esperto.

Svogliatamente fidanzata a un laconico disoccupato soprannominato Mummia per la sua loquacità (Neri Marcorè)  che la tradisce con il biliardo, si fa convincere dall'amico parrucchiere gay Callisto a tingersi la chioma con una tintura color ravanello pallido.

La vita scorre monotona finché il suo datore di lavoro, ricattato dall'ex socio Serafino (Renato Scarpa), la manda allo sbaraglio quando la stampa la identifica come Gala, una fantomatica modella (che in realtà non esiste) che dovrebbe rappresentare le donne normali.

Facendo cadere nel tranello tutti i giornalisti creduloni.

È il successo, l'occasione della vita. Fin quando durerà il bel gioco nello star system?

RAVANELLO PALLIDO è una fragilissima commedia surreale, soffusa di moralismo intellettualoide, che ha il merito di evitare le volgarità e il difetto di non far ridere mai. Nel film ci sono anche buone idee (e validi attori come Marcorè)  ma sembra realizzato con un budget bastevole per comprare un pacchetto di patatine.

Rappresenta il primo tentativo di Luciana Littizzetto di tentare la strada del cinema dopo il successo in tv. Spiritosa come poche nel demolire con qualche battuta ben assestata i vaporosi miti creati dai fatui show televisivi.

Troppo poco.

Trascurabilissimo.

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