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BLOW

Massachusetts, anni '60. George Jung (Johnny Depp) è l'adorato figlio di Fred (Ray Liotta), onesto ed irreprensibile imprenditore, ma sempre in affanno per sbarcare il lunario e spesso in lite con la moglie che ritiene che non guadagni abbastanza.
L'ormai giovane George che fin da bambino ha voluto un destino diverso dal padre, si trasferisce dalla monotona vita ai divertimenti di Los Angeles, e, da perfetto self made man, comincia a spacciare droga leggera, ad accumulare soldi facili e a volerne sempre di più, riuscendo in poco tempo a diventare il punto di riferimento negli States degli anni Settanta per il traffico della cocaina colombiana.

Ascesa tumultuosa, in una breve vita di eccessi, ed inevitabile rovinosa caduta. Gli alti e bassi della (mala)vita.

"Blow" (il titolo usa il termine americano che indica l'effetto esplosivo della cocaina nda) diretto da Ted Demme è la storia dell'ascesa irresistibile di George Jung (è tratta dall'autobiografia e il regista ha incontrato più volte il protagonista) che cominciò col vendere erba in California prima di lanciarsi nel commercio della cocaina, arrivare ad avere talmente tanti soldi da non sapere fisicamente dove metterli in casa e di finire condannato, dopo essere stato catturato due volte dall'FBI, a una condanna a 60 anni, una pena destinata a tenerlo dietro le sbarre sino al 2014.

Efficace l'interpretazione di Depp (ottimo anche Ray Liotta) che, oltre a rendere simpatica una figura negativa come quella del grosso trafficante di droga (e magari l'aspetto proprio postivo non è nda), fa passare il suo personaggio dal senso di onnipotenza alla tristezza della solitudine rimanendo vicino ai toni della realtà, calcando la mano solo con la rutilante sfilata di abbigliamento anni '70.

Note dolenti della vita del protagonista sono i rapporti con le donne: la madre è fredda, distaccata, egoista, arriva persino a denunciare il figlio per non fare altre cattive figure nei confronti dei suoi vicini; la prima moglie, con la quale aveva un rapporto ottimo, muore di cancro; la terza interpretata da Penelope Cruz, che appare a metà film, si rivela essere quasi identica alla madre, soprattutto nell'amore per i soldi.


Racconto forse troppo buonista nei confronti dello spacciatore ma guardate la scena finale, il ritorno in seno alla famiglia, il desiderio costante di rivedere la figlia, l'affetto della quale, impagabile, vale tutta una vita.

La lezione per i ragazzini affascinati dalla droga è alla fine.

Amara.

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