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CAPE FEAR - Il promontorio della paura

Carolina del Nord (Usa). Uscito da poco dalle patrie galere ebbro di vendetta, pieno di muscoli, pluri-tatuato dalla testa ai piedi con motivi macabri e frasi bibliche sulla giustizia e sulla vendetta, dalla mente sfuggente e dal ghigno sinistro, quasi beffardo, non ci mette molto il galeotto a rintracciare il suo obiettivo.

Colpa della tua ridicola difesa, se sono stato al fresco quattordici anni, sibila lo psicopatico Max Cady (Robert De Niro) all'avvocato Sam Bowden (Nick Nolte): presto pagherai il conto.

"Imparerai cosa vuol dire perdere..." è l'avvertimento.

E nel suo satanico mirino finiscono prima la piacente moglie Leigh (Jessica Lange), poi l'ammiccante e maliziosa figlia Danielle (Juliette Lewis) del legale.

In un crescendo di tensione fino ai venti minuti finali che sanciscono l'esplosione dell'inaudita violenza, cieca e brutale.

Con CAPE FEAR - IL PROMONTORIO DELLA PAURA il regista Martin Scorsese (con la sua solita maestria) mette in scena un angoscioso e raffinato thriller psicologico, ottimamente giocato su atmosfere da incubo, che ti incatena alla poltrona fino a tre quarti.

Il sobrio e pavido padre Nick Nolte nulla può di fronte all'invadenza del demoniaco mascalzone Robert De Niro (che in questo ruolo si sarebbe di certo meritato il terzo Oscar) che domina la scena grazie all'imponente presenza scenica, uno dei più formidabili attori della storia del Cinema, uno che riesce a piegare il Metodo ad ogni ruolo che interpreta.

La sceneggiatura, svolta su dialoghi efficaci e raffinati, viene sorretta da una messa in scena di alta qualità, valorizzata dalle scenografie imponenti (e minacciose).

Da vedere, senza scuse.



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