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JENNIFER'S BODY - IL CORPO DI JENNIFER

Devil's Kettle, la più profonda provincia a stelle e striscie. Rinchiusa nella cella d’isolamento di un istituto psichiatrico, la giovane Needy (Amanda Seyfried), ricorda come tutto è cominciato proprio nella cittadina di provincia dove abitava.

Parte quindi un lungo flashback: Needy è l'amica di infanzia di Jennifer (Megan Fox), la bomba sexy della scuola, quella che fa girare la testa ai ragazzi esibendo le sue graziose forme ("le mie bombe", così definisce il prorompente davanzale). Si finge vergine, ovviamente solo con i fessi di passaggio, ma poi all'amica, fin troppo, del cuore, confida di aver dovuto sedersi a lungo sul ghiaccio per lenire il bruciore di un lato B concesso con eccessiva liberalità. Benché fidanzata con Chip, il classico bravo ragazzo, la poco appariscente Needy è preda di una sconfinata ammirazione per Jennifer, tanto da esserne sostanzialmente succube.

Al Melody Lane, il pub più in, Jennifer è attratta da Nikolai, cantante di una sconosciuta rock band, i Low Shoulder.

Uno strano e furibondo incendio si sviluppa mentre la band suona: è un massacro ("quanti maialini arrosto" è il cinico commento di Jennifer), ma Needy conduce in salvo Jennifer.

Per poco, però.

Sotto lo sguardo sconcertato di Needy, Jennifer accetta di entrare nel furgone, sola, dei disinvolti componenti della rock band.
Quando Needy, tornata a casa, si ritrova di fronte l’amica coperta di sangue e affamata di carne al sangue, sospetta che qualcosa di brutto sia successo.
Quando Jennifer le vomita addosso un geyser di sangue, ne ha la certezza. Il giorno dopo tutto sembra normale, compresa Jennifer, ma Needy sa che non è così. Gli omicidi cominciano: a commetterli è Jennifer, che prima seduce qualche estemporaneo fidanzato e poi, in versione licantropo o qualcosa di simile, ammazza, per cibarsi.

Trovando però anche il tempo di pomiciare con Needy (un bacio lesbico che non allenta la noia di un filmino povero anche di eros).

Ridicolo pseudohorror diretto dalla pudica regista giapponese Karym Kusama (mostra solo inquadrature di spalle e caviglie della protagonista), presentato in anteprima mondiale al Noir in Festival di Courmayeur, protagonista la vistosa Megan Fox, che parla oxfordiano ("ti mangio l'anima e poi la cago"), si spoglia spesso, anche se, come suddetto, si vede poco.

Il suo personaggio, creato dalla fervida, maliziosa fantasia di Diablo Cody, ex spogliarellista passata alla sceneggiatura e già Oscar per il film "Juno", è un tipetto davvero spregiudicato.
Non ci sono più le mangiatrici di uomini di una volta, le Marilyn o le Brigitte che i maschi se li divoravano con lo sguardo.

Ora è il tempo delle mangiatrici del nuovo corso, pronte a papparsi gli amanti in senso pieno.
Ovvero affondando i canini nel loro stomaco per saziarsi beatamente di budella e interiora varie.

La prima parte del film è condotta in modo spigliato, anche se affronta in modo sostanzialmente convenzionale tematiche comuni a molto horror giovanilistico: la scoperta della sessualità, il rapporto tra il brutto anatroccolo e la bellona e così via. E il rock a fungere da veicolo satanico è molto tipico.
Non manca qualche azzeccato tocco ironico: i Low Shoulder si fanno belli dedicando il 3% (!) dei ricavi del loro benefit single alla comunità di Devil’s Kettle. E quando Needy dice che i Low Shoulder non sono eroi e non hanno aiutato nessuno a sfuggire all’incendio del locale, una sua compagna di classe, sbalordita, le risponde che è invece sicuramente vero, dato che è su Wikipedia. Ma sono dettagli: la storia è così prevedibile da sviluppare presto un certo tedio che lo stile accattivante di regia e fotografia non riesce a debellare.

Quanto a Megan Fox - diva dei Transformers - le è chiesto di bamboleggiare e sprizzare sensualità: lo fa, senza sforzo.

Insomma un po' di frattaglie, schermaglie lesbo d'ordinanza ed il voto perfetto per esprimere il mio sentimento verso l'ennesimo film sui "ggiovani": due palle.
Le uniche cose che si possono salvare sono l'avvenenza della Fox e il finale semi-riuscito.


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