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IL FEDERALE

Abruzzo, giugno 1944. Lo zelante graduato della milizia Primo Arcovazzi (Ugo Tognazzi), a guerra ormai persa, corre nel paesino dove si è rifugiato il filosofo antifascista Erminio Bonafè (Georges Wilson), probabile futuro presidente del Consiglio dell'Italia liberata.

Dovete arestarlo e riportarlo a Roma entro quarantotto ore: così forse sarete promosso federale. Sono più di 170 chilometri in sidecar, mica una passeggiata di primavera.

Sbattuti in cella dai tedeschi, riescono a filarsela insieme, anche se il bonario professore cerca ora di sfuggire all'ostinato guardiano, derubato dalla divisa dalla ladruncola Lisa (Stefania Sandrelli), ora di educarlo alla libertà.

Il viaggio prosegue con ogni mezzo: tandem, treno, pullman. Finalmente ecco Roma: managgia, ci sono gli americani.

Per la prima volta dopo 43 film Ugo Tognazzi, in questa eccellente commedia in agrodolce, lascia le macchiette e la rivista per un personaggio a tutto tondo, rivelandosi un attore straordinario.

IL FEDERALE è un film di ottimo brio satirico, scritto dalla giovane coppia Castellano & Pipolo in vena e diretto con garbo da Luciano Salce, probabilmente nella sua migliore regia.

Pur essendo un personaggio ottuso, quello di Tognazzi, finalmente affrancatosi dai ruoli da guitto e aiutato da dialoghi scintillanti, non manca di qualche tocco di umanità.
Battuta da incorniciare quando, a un Tognazzi malmenato, Wilson dice: "Non ce l'avevano con te ma con la tua divisa" e la risposta "Ma dentro la divisa c'ero io!".

Uun road movie dalle tappe sempre più catastrofiche che si dipana attraversando paesaggi geografici e micro-universi umani, appartiene al filone del rancoroso cinema antifascista, fiorente in quegli anni grazie alle opere di Zampa, Loy, Montaldo e Lizzani, ma qui l'ironia anti-Mussolini non è becera, nè cattiva. La sua originalità è quella di mettere in primo piano i toni da commedia e di concentrarsi sullo scontro tra due opposte personalità.

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