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LEON

New York. Lo spietato poliziotto dell’antidroga Stanfield (Gary Oldman) è in realtà un cinico trafficante: non perdona lo sgarro a un galoppino che si è tenuta per sè una fetta di eroina e lo fa secco con la moglie e il bambino.

Alla strage (sanguinosa) scampa casualmente la figlia dodicenne Matilda (Natalie Portman), che bussa in preda alla disperazione alla porta del misterioso coinquilino Leon (Jean Reno), apparentemente un insignificante analfabeta dal volto di pietra che vive con l’unica compagnia di una pianta.

La ragazzina, un pò cotta dello strano personaggio, scopre ben presto che in realtà Léon è un killer, un sicario a pagamento della peggior specie, introvabile e indistruttibile, silenzioso, invisibile e mortalmente efficiente.

Lo convince così, una volta entrato pian pianino nel suo universo, ad insegnarle il mestiere per poter vendicare il fratellino.

Però che cuore di panna dietro la corazza ha il nostro (simpatico) sicario.

Ottimo poliziesco dal sapore di fumetto che inverte le parti buono (poliziotto)-cattivo (killer) diretto dal talentuoso regista francese Luc Besson.

La piccola (all'epoca nda) Natalie Portman è la vera rivelazione del film, in una bizzarra, apparentemente perversa e onesta storia d’amore tra una dodicenne e un sicario.

Amore senza sesso, sia chiaro.

Lui, l’adulto bambino, la istruisce a uccidere; lei, la bambina adulta, gli insegna a vivere.

Tecnicamente perfetto, psicologicamente azzeccato (il regista è un manierista, ma il suo è un cinema d’azione che non esclude, però, né una strenua attenzione alla psicologia né la cura puntigliosa dei personaggi), malizioso non oltre il limite, ha nel musone Jean Reno e nella sopracitata aspirante ninfetta due interpreti perfetti.




Notevoli anche Gary Oldman e Danny Aiello.

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