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LA POLIZIOTTA

Nell’immaginaria Ravedrate, in realtà Bergamo. Delusa dal pavido fidanzato negoziante di scarpe Claudio Ravazzi (Renato Pozzetto), guadagna centomila lire al mese la depressa Gianna Abbastanzi (Mariangela Melato), sfruttata come segretaria tuttofare da un avvocato sporcaccione, palpeggiata sull’autobus e cotta dell’assessore-commediografo Tarcisio Monti (Alberto Lionello).

Ecco l’occasione per cambiare vita: l’arruolamento tra i vigili urbani del paese.
Invano protesta il capitano maneggione Barcellini (Mario Carotenuto), l’inflessibile ragazza, appena vestita la divisa si identifica con il personaggio di Giovanna d’Arco che l’ha entusiasmata in una recita di guitti e decide di mettere a posto il mondo intero.

A furia di multe e di denunce, non guardando in faccia a nessuno, nemmeno al sindaco, Giovanna getta in crisi l’establishment provinciale e provoca un mezzo terremoto.

Solo il pretore innamorato Ruggero Patanè (Orazio Orlando) l’affianca nella lotta agli intoccabili. La poliziotta andrà fino in fondo e diventeranno inseparabili. In esilio. Dice infatti la didascalia finale: «…e vissero per sempre felici e contenti (in un’isola a sud della Sicilia)», sede disagiata dove il pretore verrà inviato a meditare sui rischi di intromettersi, sia pure per amore, nel gioco dei potenti.

LA POLIZIOTTA è una saporita commedia di costume del vecchio Steno, tornato allo pseudonimo di battaglia, che mette in scena con grande senso dell’umorismo e il minimo indispensabile di battutacce l’impari guerra di una coraggiosa paladina della pubblica moralità.

Il regista ha diretto il film con il piglio rivistaiolo di certe sue celebri commedie degli anni cinquanta (Un giorno in pretura) senza pretese intellettuali, senza nessuna finezza di realizzazione: “La poliziotta” è una macchina per far ridere, dove a ciascun comico è lasciato lo spazio a lui congeniale.

Così Renato Pozzetto scherza sui registri di un surrealismo paradialettale, Alberto Lionello recita un gustoso carattere da pochade. Mario Carotenuto maneggia i tempi dello sketch; e su tutti spicca e piroetta la brava e spiritosa Mariangela Melato, in punta di penna, tanto aguzza che sembra disegnata. Gioca perfino a fare la vamp mentre striglia i sottomessi partner maschili.



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