Schindler's list

Cracovia, 1939. L'industriale tedesco Oskar Schindler (Liam Neeson), sposato con la mite e cornutissima Emilie (Caroline Goodall) , è tutto pappa e ciccia con i gerarchi nazisti, non tanto per convinzione quanto per la possibilità di ottimi affari e relativi guadagni.

Convince con facilità, vista anche la situazione senza sbocchi, gli ebrei confinati nel ghetto ad affidargli i loro ormai inutili risparmi da investire in una fabbrica di pentolame, dove si sgobba per molte ore al giorno sotto lo sguardo vigile del contabile Isaac Stern (Ben Kingsley). Insomma forza lavoro e capitali a buon mercato, la strada in discesa per arricchirsi.

Fino a che rimane improvvisamente scosso dalle deportazioni di massa e, pur continuando nei suoi intrallazzi, diventa il salvatore di molti suoi "dipendenti", riuscendone a sottrarre più di 1100 (la famosa "lista") dalle grinfie del sadico comandante Amon Goeth (Ralph Fiennes), impiegandoli a costruire granate. Volutamente difettose.

Quando finirà questa maledetta guerra?

Da una storia vera, opportunamente romanzata, è tratto il film, forse non il migliore, ma sicuramente quello più moralmente ambizioso, superbo e sconvolgente di Steven Spielberg: un film sulle atrocità dell'Olocausto, un bianco e nero stilisticamente affascinante, prodigo di emozioni forti, che colpisce nei sentimenti, ricco di tensione, sapiente nei passaggi dal documento al romanzesco, dai momenti epici a quelli psicologici. Con il minimo tasso di ruffianeria, come la partenza finale di Schindler, che è l'unica vera caduta del film, un cedimento alla drammaturgia hollywoodiana, alla sua retorica sentimentale e buonista.

Liam Neeson rende con grande efficacia le contraddizioni del personaggio e la sua trasformazione da freddo capitalista intrallazzone a salvatore di vite umane. L'inglese Ralph Fiennes interpreta in maniera perfetta il paranoico e mortale comandante del campo Plaszow. Memorabile Ben Kingsley nella parte dell'ebreo polacco, contabile, suggeritore e un po' eminenza grigia di Schindler. Il tizio che rimane calmo in mezzo al tragedia.

Giustamente e meritatamente coperto con una valanga di Oscar, ben sette: film, regia, fotografia di Janusz Kaminski (in bianconero,come suddetto, tranne prologo ed epilogo), musica di John Williams, montaggio, scenografia e sceneggiatura. Quel rosso del cappottino della bambina, che domina sul bianco e nero, che cerca di sfuggire al rastrellamento è una piccola invenzione poetica, un esempio del modo con cui gli effetti speciali possano colpire senza fracasso.

In silenzio.

Al cuore.

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