AGENTE 007 - L'UOMO DALLA PISTOLA D'ORO

Hong Kong. Una misteriosa e poco democratica organizzazione orientale si è messa in mente di sfruttare l'energia solare per un progettino niente male, anche se già visto in qualche migliaio di film: diventare i padroni del mondo.

Il capo della gang con gli occhi a mandorla è l'industriale cinese Hai Fah che defunge prematuramente per mano del letale killer alle sue dipendenze, l'ambizioso Francisco Scaramanga (Christopher Lee), avvezzo ad ammazzare con proiettili d'oro.

Stavolta gli andrà meno bene perchè Londra gli mette tra i piedi l'agente specialissimo ed elegantissimo 007, al secolo James Bond (Roger Moore).

AGENTE 007 - L'UOMO DALLA PISTOLA D'ORO è il nono appuntamento con l'eroe di Fleming dallo smoking immacolato e dallo sguardo d'acciaio, che stende ad intermittenza bionde vamp coscialunga e sadici criminali.

Meno ingessato ma altrettanto spocchioso britannico, Roger Moore si sforza di dare vita a un altro film con 007: inseguimenti in auto, in motoscafo e in aereo, duelli western e numerosi richiami alle arti marziali, non troppa tecnologia (per fortuna), ricco di ironia a giustificare fatti regolarmente inverosimili, molto esotismo (incontaminati paesaggi tailandesi).

Come da tradizione affascinanti le due bond girl, di classe Maud Adams, rivista poi in Octopussy, e Britt Ekland, quest'ultima in un ruolo piuttosto simpatico ma dalla recitazione amatoriale.

Il magico di James Bond comincia a stemperarsi e diventare ripetitivo. Christopher Lee, cattivo d'eccezione privo delle zanne draculiane, e il nano sono una novità gradita, come il baraccone dove sfidarsi a duello.

Un po' prolisso.

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