RESIDENT EVIL: AFTERLIFE

Los Angeles, in un imprecisato futuro. Il micidiale T-virus ha trasformato quasi tutta l'umanità in famelici zombies.
Alice (Milla Jovovich), dopo aver scoperto che il suo sangue è la cura contro il virus, cerca, con un'armata di suoi cloni, di penetrare e distruggere la sede dell'Umbrella Corporation, in cui si stavano svolgendo nuovi esperimenti (con molte scene rubate a "Matrix" e "Blade2", anche se in 3d nda).

La ragazza è ormai una macchina da guerra geneticamente modificata dopo aver acquisito incredibili abilità fisiche, qualità di cui viene privata dalla stessa malefica organizzazione, con suo grande sollievo e ringraziamento, anche perchè dopo non cambia niente: salta e spara come prima.

Tornata umana a Tokyo grazie all'antidoto, la coraggiosa ragazza si reca lassù in Alaska, alla ricerca di una fantomatica Arcadia, che ospiterebbe dei sopravvissuti all’epidemia di zombies creati dal virus, che si è praticamente estesa in ogni angolo del pianeta.

Lì, raccatta l’amica Claire Redfield (Ali Larter), che nel frattempo ha perso la memoria, e in sua compagnia, si spinge fino a un carcere di Los Angeles, all’interno del quale, con altri superstiti carichi di speranze e un particolare prigioniero, cercheranno di raggiungere la vera Arcadia: una grande nave-cargo dove si spera ci sia qualche miracolato.



RESIDENT EVIL: AFTERLIFE è il quarto (e pare non ultimo) episodio della saga cinematografica Resident Evil, basata sui videogiochi survival horror della Capcom, ma il primo a essere distribuito in 3D.
Mente pensante e meccanica di tutto è Paul W.S. Anderson, marito della Jovovich, che ritorna a dirigerla dopo la prima pellicola, un eccezionale RESIDENT EVIL (2002), e dopo aver prodotto Resident Evil – Apocalypse (2004) e Resident Evil - Extinction (2004).

Impossibile tener conto dei morti, tutti scherani dell'immancabile cattivo, ammazzati dalla nostra eroina a colpi di spadone o di pistola.

Un fantahorror stile videogioco, costellato di interminabili ammazzamenti, senza un attimo di tregua ma con il problema dell'ovvietà della trama e dei personaggi che hanno scritto chiaramente in fronte il loro destino, da consumarsi con la musica pompata al massimo che riesce a non farsi sovrastare dal terrificante frastuono delle armi.

Da un punto di vista tecnico, una tecnologia come il 3D, scelta ovviamente per attirare più spettatori al botteghino, trasforma qualche scena d'azione per uno spettacolo visivo di ottimo livello, anche se è tutto scontato, mitragliato, rallentato e accelerato fino alla nausea visiva.

Comunque se siete vivi, c'è speranza.



Nessun commento: