GREEN ZONE

Baghdad, Iraq, aprile 2003. I bombardamenti hanno appena smesso di illuminare la notte, la trionfale e, tutto sommato, relativamente comoda cavalcata del Settimo Cavalleggeri nel deserto mediorientale (occhio, non montano più cavalli ma micidiali mezzi corazzati) è appena terminata, Saddam se l'è svignata e il prode caposquadra, ufficiale Roy Miller (Matt Damon) e la sua squadra vengono incaricati di rintracciare sul campo le armi di distruzione di massa che si pensa siano nascoste nel deserto. Proprio quelle armi che sono state il motivo principale per il quale si è scatenata il conflitto.

I marines effettuano la ricerca sul teatro con l’ausilio dell’intelligence (la famigerata CIA) che si affida ad alcune indicazioni fornitegli da un misterioso informatore (la fonte "Magellano"), per rintracciare i siti occulti dove sarebbero stoccati i micidiali composti chimici.

Ben presto però la frustrazione dell'ufficiale prenderà il sopravvento perchè le informazioni risultano inattendibili e invece di scovare i micidiali ordigni si ritroveranno ben presto, tra i mille pericoli di una situazione sul campo di battaglia ancora caotica, a ispezionare fabbriche di cessi (tra le altre cose), insomma a rischiare la vita senza giungere a nessun risultato.

E il fatto che l'ufficiale riferisca i suoi crescenti dubbi ai suoi diretti superiori, non migliora la situazione in quanto le alte sfere ne ignorano le perplessità e lo manderanno a caccia dell’ennesimo sito fantasma.

La svolta ha la faccia e la zoppia di un altro contatto iracheno che sembra intenzionato ad aiutare gli americani ad evitare un’imminente bagno di sangue causa guerra civile tra le diverse etnie, pronta ad essere fomentata da alcuni ex alti ufficiali dell’esercito di Saddam Hussein, qualora non gli venisse riconosciuto quel posto che sperano di avere nel nuovo Iraq.
Quel nuovo Iraq che dovrebbe vedere la luce grazie alle operazioni portate avanti dagli americani, mirate all’ insediamento di un rappresentante politico iracheno, operazioni che dovrebbero precedere le prime elezioni democratiche del paese.
L’informatore di Miller si dimostrerà attendibile, tanto che la squadra dell’ufficiale sfiorerà la cattura di un importante latitante, il Generale Al Rawi (il Jack di Fiori secondo il mazzo di carte fornito dal governo e probabilmente l'unico uomo a conoscere la verità sulle armi di distruzione di massa).

Miller si ritroverà, scavando scavando, immischiato in una serie di losche operazioni organizzate da alcuni rappresentanti del governo americano che puntando ad ingannare l’opinione pubblica americana e mondiale, hanno creato ad arte false informazioni sui famigerati ordigni di distruzione di massa e gli eventi finiranno per cambiare completamente l'obiettivo della sua missione...

Chissà come fischieranno le orecchie a Geroge Dabliu Bush. Lo specialista dei film d'azione, il regista Paul Greengrass con questo GREEN ZONE va giù duro nell'affrontare la spinosa questione delle sbandierate, millantate e mai trovate armi distruzione di massa irachene.
Che in questo caso adatta per il grande schermo il libro del giornalista americano di origine indiana Rajiv Chandrasekaran "Imperial life in the Emerald city", piegando i fatti alle esigenze del cinema spionistico e reclutando per la bisogna, nel ruolo principale quel Matt Damon con il quale ha già all’attivo due capitoli della trilogia dedicata al letale agente smemorato Jason Bourne.

Greengrass sfoggia il solito caotico e controllato dinamismo che lo contraddistingue (grazie alla cinepresa a spalla, che contribuisce a movimentare la scena ma anche a far venire il mal di mare) e utilizzando un approccio in fase di sceneggiatura improntato al thriller, punta sulla ormai consolidata versatilità di un Matt Damon capace di sfruttare un volto ed una recitazione mai pienamente caratterizzanti e riconoscibili, doti indispensabili per incarnare personaggi ordinari in situazioni straordinarie.

Al centro della storia infatti non c'è più un superuomo come Jason Bourne ma un militare addestrato come tanti altri, animato da un senso patriottico e morale (si fa domanda, pur indossando una divisa, cosa che normalmente obbliga all'osservanza degli ordini) superiore a quello dei suoi colleghi che sono lì per eseguire ordini, il quale agisce fuori dagli schemi per arrivare ad un uomo che può rivelargli la verità nascosta dal governo prima di quelli che lo vogliono uccidere.

Come gli altri che prima di lui hanno portato sul grande schermo i conflitti in contesti urbani, Greengrass vuole scendere nelle strade ed entrare nei vicoli peni di calcinacci ma diversamente da altri più che al video sceglie di appoggiarsi all'audio (una colonna sonora costante che si mischia a rumori di fondo scelti, mixati e organizzati con una precisione meticolosa per rendere la tagliente tensione della guerriglia di strada) trovando così il vero nuovo fattore filmico.

L'interesse del film passa in fretta dal contesto geopolitico alle frasi con le quali i personaggi si minacciano, ai colpi sparati, alla tensione degli inseguimenti (straordinario quello a tre, dove nemici e amici si confondono e accavallano!) e alle motivazioni che animano i comprimari, solitari quanto i protagonisti, nella loro lotta privata, sganciando così l'opera dalla contingenza attuale del politicamente corretto.

A parte un finale già noto (le armi di distruzione di massa non ci sono mai state rinvenute) e qualche eccesso da "sinistra mondiale" nei dialoghi (ma si sa che Hollywood è sbilanciata) il film di Greengrass porta a casa il risultato. Intrattenimento. Di alto livello.



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