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LA CARNE

Tor San Lorenzo. Il giovane impiegato comunale e pianista in un night-club Paolo (Sergio Castellitto), padre di due ragazzi ma diviso dalla moglie, è apprensivo e iracondo: ora va in bestia perché la consorte non vuole che i loro figli facciano la prima comunione, di cui egli invece serba un forte ricordo.

Reduce da un aborto, sbandata, bellissima, la giunonica Francesca (Francesca Dellera) va in giro per il mondo in cerca d'amore: il suo ultimo uomo è stato un guru che le ha insegnato i segreti della spiritualità indiana.

Folgorato dal fascino di Francesca, conosciuta nel night dell'amico Nicola (Phillippe Léotard), Paolo s'inginocchia ai piedi della fanciulla («Sei Dio...»). E, misure alla mano, non si può di sicuro dargli torto.

Fatto abbondante rifornimento al supermercato, i due si chiudono nella villetta sul litorale laziale e si dedicano anima e (soprattutto) corpo all'amore, copulando continuamente.

Tre mesi. Se la fatica sfianca il mandrillo dilettante, Francesca conosce un incantesimo, caro al dio Priapo, che le consente di goderselo in permanenza, mantenendolo sempre in erezione e anche quando il sortilegio è rotto gli abbracci si sprecano, persino alla presenza di amici venuti in visita, fra i quali c'è una donna innamorata a sua volta di Francesca.

Paolo ospita la donna nel covile del cane e ogni tanto suona il pianoforte, finché Francesca minaccia di abbandonarlo.

E lui la fa a fettine e l'infila nel frigo per mangiarsela con pò alla volta.

LA CARNE è una bizzarra, a voler usare un eufemismo in voga negli ex manicomi, e abbastanza sgradevole provocazione erotico-culinaria del regista Marco Ferreri , provocazione sarcastica, una grande abbuffata futile e meccanica, con il connubio cibo-sesso come piaceri massimi.




Pezzo forte del film sono le considerevoli morbide rotondità di Francesca Dellera, che non recita, esiste, oca perfetta, corpo d'amore spinto all'innaturale, all'eccesso, al surrealismo delle situazioni.

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