The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo

Londra. Noah Vosen (David Straitharn), l’urticante capo dell’ala segreta della Cia, sguinzaglia i suoi killer sulle tracce di Simon Ross, un reporter troppo curioso che scrive per il Guardian, e dell’agente, rispuntato dal nulla e sempre nello stato di angoscia alimentata dal bisogno di sapere chi e perché lo ha trasformato in una macchina per uccidere cancellandone l’identità, Jason Bourne (Matt Damon).
A quanto suddetto si aggiunge il desiderio di vendicare la morte della sua compagna.

Ma se il giornalista ci lascia le penne, lo scaltro 007 riesce a sfangarla. A Madrid il fuggitivo riceve l’aiuto della giovanissima collega Nicky Parsons (Julia Stiles), con cui scappa a Tangeri, mentre il suo ex capo, spalleggiato, con qualche ritrosia, dalla risoluta Pamela Landy (Joan Allen), gli manda addosso l’ennesima squadraccia.

Sarà dura, come sempre, riportare a casa la pelle. E vendicarsi.

Eccitante, movimentato poliziesco che fila a perdifiato per mezzo mondo (il teatro dell’azione è estremamente vario: da Mosca a Londra, da Torino fino a Tangeri passando per la Spagna per poi tornare negli Stati Uniti per l’ epilogo che dovrebbe essere programmaticamente destinato a chiudere la trilogia), con ampio contorno di spie e debitamente aggrovigliato.

Il regista Paul Greengrass, che sembra essersi liberato da tutte le remore che in qualche misura frenavano i due blockbuster precedenti, riesce a tenere sempre alta la suspanse (Oscar a montaggio e sonoro) spargendo a piene mani adrenalina pura e dando vita a un film ipercinetico.

Dato per scontato che lo spettatore ’sappia’ ciò che è avvenuto in precedenza (e sostenendo le new entry con qualche essenziale riferimento al passato) l’azione può avere inizio giocando con gli spazi e la macchina da presa a un livello altamente virtuosistico.

La macchina per uccidere Jason è umanizzata quel tanto che basta per renderci partecipi della sua ricerca ma poi tutti diveniamo consapevoli della sua assoluta imbattibilità.

L’inseguimento nella stazione di Waterloo e la caccia sulle terrazze di Tangeri lasciano davvero senza fiato. È come se Greengrass, oltre che con il pubblico, giocasse con se stesso rendendo, a ogni nuova scena d’azione, tutto più difficile, svolgendo egregiamente la funzione di intrattenere con grande professionalità.

Il prode Matt Damon esce ammaccato da attentati devastanti e ha ormai ampiamente dimostrato di essere un attore con le carte in regola. Nei panni di Bourne è perfetto: ha il physique du role necessario per mostrarsi in costante equilibrio tra la credibilità del tormento e l’assoluta inverosimiglianza dell’azione. Al resto ci pensano gli stuntmen.

James Bond è avvertito.


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