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ANIME NERE

Africo (Calabria). Per vendicare una prepotenza, l'irruento ed irrequieto ventenne Leo, figlio di Luciano (Fabrizio Ferracane), una notte spara alcuni colpi di fucile sulla saracinesca di un bar protetto da un clan locale, nel cuore dell'Aspromonte.

Una provocazione come risposta a un'altra provocazione. Un atto intimidatorio, ma anche un gesto oltraggioso che il ragazzo immagina come prova di coraggio e affermazione d'identità nei confronti del clan rivale e nei confronti del padre Luciano, maggiore di tre fratelli, da tempo allevatore di capre, e lontano dalla cultura delle faide sanguinose.

La notizia rimbalza a Milano, dove lo zio del ragazzo, il costruttore Rocco (Peppino Mazzotta), con aria e moglie borghese, si è arriccchito grazie al riciclaggio dei soldi del fratello narcotrafficante Luigi (Marco Leonardi).

Per aggiustare lo sgarro, i due scendono a sud, sentendo il richiamo di una cultura ancestrale, richiamo fatale a un destino immutabile che punta dritto a un abisso senza scampo.

La tragedia. E senza scelta.

ANIME NERE è un avvincente melodramma, cupo e teso, denso ed incalzante, serissimo ed amaro diretto da Francesco Munzi. Anche se parlato prevalentemente in dialetto, e sottotitolato, gli resta il retrogusto di fiction, con cinque (bravissimi) protagonisti divenuti popolari in tv, tra cui il popolare "Faziooo!" (Peppino Mazzotta) reso celebre da Montalbano.

Un lavoro che più che alla trama guarda alla precisa caratterizzazione di ambienti e personaggi, con una cura estrema per la fotografia e la prova degli attori.

Non che manchino i luoghi comuni del genere ma appaiono comunque funzionali, genuini e non sfociano nella macchietta.

Da vedere. Malgrado il finale di rara incoerenza.



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