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SNACK BAR BUDAPEST

Una città di mare senza nome (la sua targa automobilistica è TB, le iniziali del regista). L’ex Avvocato 50enne (Giancarlo Giannini), legale sbandato e corrotto, da tempo radiato dall’albo, mentre accompagna la sua ragazza Milena (Raffaella Baracchi) ad abortire, ed essere stato con una prostituta che ha la civetteria d’usare profilattici blu, si lascia conquistare dai modi sofisticati e dalla parlantina del poco affidabile e giovanissimo gangster, tale Molecola (Francois Negret), il quale alla testa d’una banda di picchiatori e di allegre baldracche lo vuole con sé per realizzare un sogno faraonico: trasformare la città in un immenso luna-park dove trionfino il sangue e il sesso.

Dapprima lo stanco azzeccagarbugli partecipa con trasporto alle violente e pazze imprese della banda, poi ci ripensa quando il balordo ordina ai suoi scagnozzi di radere al suolo un localaccio, lo Snack Bar Budapest, gestito proprio da una strana coppia da lui difesa anni prima in tribunale.

Cercando di proteggere i malcapitati, uccide uno dei teppisti e la gang gli si rivolta contro.

Tratto dall’omonimo romanzo di Marco Lodoli e Silvia Bre, SNACK BAR BUDAPEST  è un ambizioso, noioso (anche se condito  di nudità e sparatorie non trasmette alcuna emozione) e un tantino insulso melodramma grottesco che segna per Tinto Brass una sorta di svolta.

Finge di puntare al poliziesco, ma tradisce più volte la vocazione per il porno, sia pure soft, con la presenza di didietro femminili ( e altro) a tutta randa, spogliando e rispogliando le sue belle.

Tra queste si nota, non certo per il talento, la bionda Raffaella Baracchi, ormai dimenticatissima ex Miss Italia.

Come abbiamo suddetto, pur non abbandonando del tutto il suo cinema erotico,il regista veneziano con questa pellicola cerca derive diverse, innanzitutto nella costruzione dell’immagine. Il tributo ai fumetti hard-boiled americani e all’opera di Milo Manara è chiaro sin dalle prime scene: la misteriosa città che fa da sfondo alle vicende è immersa in un’atmosfera noir dove i toni prevalenti del blu elettrico e il buio dello sfondo, appiattiscono le immagini rendendo il tutto davvero simile alla vignetta di un fumetto.

Ma la ricerca iconografica non basta per fare di questo film, una pellicola che convinca in ogni suo aspetto. Se infatti lo sforzo di dare un’impatto forte allo spettatore con un’impianto visivo ben preciso (quasi radicale nel suo cambiamento) è certamente da premiare, Brass non riesce a trovare una compattezza narrativa, soprattutto per quanto riguarda la costruzione dei personaggi, che apparendo decisamente monodimensionali, rendono fasulli i loro cambiamenti.


Nemmeno un’attore come Giancarlo Giannini riesce a sollevarsi da un personaggio che ha poco da dirci, così come Francois Negret non risulta credibile nel ruolo del casereccio gangster adolescente. Nel cast anche la (futura) pornostar Valentine Demy.

Ultima considerazione: le donne avevano ancora il pelo.


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