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I TRE GIORNI DEL CONDOR

New York, in un freddo inverno. Un'anonima sezione della CIA, travestita da polverosa biblioteca, è visitata da misteriosi killer.

Le pistole con silenziatore del commando non lasciano scampo agli impiegati sotto copertura che hanno il compito di analizzare testi e romanzi polizieschi e gialli al fine di scoprire e ipotizzare gli stratagemmi utilizzati dai criminali nei singoli casi specifici a loro sottoposti.

Tutti stesi. Meno uno, il timido analista Joe Turner (Robert Redford) dal roboante nome in codice, Condor, salvatosi per un provvidenziale quanto casuale rifornimento di tramezzini al solito bar all'angolo.

Inutil dire che l'unico scampato per caso al massacro è naturalmente in gravissimo pericolo.

Braccato dagli assassini, il travet mette in moto le procedure di rito per i casi di emergenza e si reca, titubante, all'appuntamento fissato da un ambiguo dirigente, il vicedirettore Hingins, da cui esce vivo per miracolo.

Allora si fa scudo dell'altera fotografa Kathy (Faye Dunaway) all'uscita di un negozio e si rifugia a casa sua.

Mentre scoppia il flirt con l'avvenente ostaggio prova a capirci qualcosa.

I TRE GIORNI DEL CONDOR è un thriller spionistico perfetto, pur se piuttosto complicato, di sicura presa che sa tenere incollato alla sedia lo spettatore.

Il regista, il compianto  Sidney Pollack ha la possibilità di fare sfoggio del suo talento che si ravvisa soprattutto nelle nervose scene d'azione e per il buon dosaggio della suspense piuttosto che nelle intenzioni di denuncia politica delle malefatte della CIA.

Tra i due seducenti e bravissimi protagonisti, il divo Robert Redford e Faye Dunaway, si insinua il superlativo Max von Sydow, l'insolito sicario che trova il tempo di ironizzare sui troppi lati negativi di un mestiere difficile.

Pietra miliare del cinema a base di complotti, inarrivabile e mai datata summa del catechismo complottardo liberal anni '70...

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