MAN IN THE DARK

Detroit. E' proprio infelice la biondina Rocky (Jane Levy), che vive una situazione familiare insopportabile ed è pronta a tutto pur di abbandonare quella squallida situazione, portandosi dietro la sorellina che sogna il surf, per il sole e le onde della California.

Con il fidanzato sbruffone, Money, e il timido Alex (Dylan Minnette), figlio di una guardia giurata, l'infelice ragazza è intenta a svaligiare appartamenti.

Dai furti il trio ricava ogni volta all’incirca diecimila dollari, facilitato proprio dall’avere nel gruppo il ragazzo che può disporre delle chiavi degli appartamenti da derubare.

L'esuberante Money crede di aver individuato il colpo grosso, facile facile, nell'abitazione isolata di un veterano della guerra del Golfo (Stephen Lang), rimasto cieco in seguito a una ferita, che ha incassato un risarcimento a molti zeri (trecentomila dollari) dopo il tragico incidente in cui ha perso l'unica figlia. E il malloppo è sotto il mattone.

I dubbi etici su un furto ai danni di una persona così vulnerabile svaniscono in fretta di fronte alla somma agognata, ma i tre ben presto scopriranno che il solitario abitante senza nome nasconde ben altro e che è tutt'altro che indifeso di fronte all'intrusione di tre stolti malintenzionati...

MAN IN THE DARK (titolo originale Don't Breathe, letteralmente "Non respirare"), diretto da Fede Alvarez, più che un horror, come viene spacciato, è un robusto thriller d'assedio, ben diretto, che si porta in dote tanta suspense, ansia e colpi di scena.

Il regista tiene alta la tensione concedendosi il giusto in termini di virtuosismi di regia e sfruttando al massimo le opportunità create dalla sceneggiatura. Come per le scene girate con camera a infrarossi, quando il vendicativo padrone di casa stacca la luce e recupera una posizione di vantaggio sui fuggiaschi, dando vita a un sensazionale nascondino basato sui sensi più sottovalutati, udito e olfatto.

Il film riesce a farci tenere il fiato sospeso in diversi momenti, come se ci trovassimo in pericolo insieme ai protagonisti e il minimo rumore potesse costarci la morte: conta solo trattenere il respiro per sopravvivere.

Complimenti all'ottimo Stephen Lang capace di una prova mirabile per fisicità a 64 anni compiuti.

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