THE REACH - CACCIA ALL'UOMO

Sierra Nevada. Il ragazzotto Ben (Jeremy Irvine), cresciuto con amore e rispetto per la natura, è una giovane ed esperta guida del posto, imbattibile nel far attraversare ai turisti, moderni e globalizzati, l'assolato deserto del Mojave.

Proprio nello stesso triste giorno in cui la sua fidanzata parte per l'università viene ingaggiato da un ricco, cinico ed annoiato uomo d'affari, Madec (Michale Douglas), per accompagnarlo nella caccia al muflone che l'uomo cerca come ennesimo trofeo da esibire.

Guarda come sparo bene. Bum!!!

Sennonché, credendo di colpire un animale, Medac commette incidentalmente omicidio e la sua preda diventa Ben che non accetta di essere comprato per tacere del tragico accaduto.

Come finirà l'incubo?

THE REACH - CACCIA ALL'UOMO è un teso thriller dall'ambientazione desertica, un western moderno che mette in scena un classico confronto fra Bene e Male, dall'atmosfera giusta e dalla prima mezz'ora sorprendente.

Il quasi debuttante regista Jean-Baptiste Léonetti, al suo secondo lungometraggio, prende di peso Gordon Gekko (alias uomo d'affari senza scrupoli) e lo trasferisce dai grattacieli di vetro e cemento di Wall Street al deserto ai confini col Messico che è stato set di film come NON E' UN PAESE PER VECCHI e di serie televisive di successo.

Perché di fatto questo thriller invita lo spettatore a sorvolare sopra alcune inverosimiglianze proprio perché è un omaggio a uno spazio e a un attore.

Tralasciando lo spottone per Mercedes: il marchio della casa automobilistica tedesca si vede benissimo, appiccicato al gigantesco fuoristrada G63 AMG 6x6 (sì, avete letto bene, sei ruote motrici).

Gli ottimi scenari del deserto del Mojave letteralmente esplodono sullo schermo con la loro straordinaria e al contempo terribile bellezza, rendendo facile il lavoro al direttore della fotografia che ha la possibilità di inquadrature molto intense. Ma soprattutto il film si mette a disposizione del monumento Michael Douglas e del suo sguardo luciferino in un volto che, ad ogni anno che passa, sembra sempre più quello di suo padre Kirk.

Il suo personaggio è un uomo tanto sicuro di sé e del proprio potere da ritrovarsi improvvisamente vulnerabile e quindi smanioso di poter immediatamente rindossare la rassicurante corazza dell'onnipotenza eliminando ciò che può costituire un problema.

Peccato solo che Douglas, con il peso contrattuale che deve aver avuto nei confronti di un regista poco più che esordiente, non si sia imposto per cambiare un finale, complice anche lo scarso carisma del coprotagonista Irvine, francamente ridicolo.

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