RAIN

Iowa. Interno giorno. I treni fischiano e passano veloci mentre la giovane Ellen attende in piedi, in cucina, il marito Paul, tornato dall'ennesimo incontro con la sua amante.

Una fucilata ben assestata e la vendetta è compiuta.

Ripulito tutto e occultato il cadavere, la vita continua.

Nel paesino, classico buco del culo del mondo, non succede praticamente nulla e anche Ellen ha un giovanissimo amante, Richard, figlio dello sceriffo, bramoso aspirante sindaco.

Le indagini porteranno alla luce intrighi, tradimenti, nuovi delitti da un passato che torna a sconvolgere le già tristi esistenze.

Fino alla scioccante rivelazione finale.

RAIN, diretto da tale Katherine Lindberg ma spalleggiata nella produzione esecutiva da un certo Martin Scorsese (anche se non si avverte la sua mano nda), è un noir pregnante, intenso e forse sottovalutato, comunque finito presto nell'oblio cinefilo anche grazie a una distribuzione inefficace e a un cast decisamente poco attraente.

Atmosfere umidicce, fotografia sporca e statica, storia di delitti, tradimenti, esistenze depresse e inconfessabili segreti. Senza farsi mancare il peccato assoluto in un finale ingegnoso e crudele.

Pioggia che lava via i peccati, fuochi purificatori che bruciano le colpe e i rimorsi. 

Mentre i treni, fischiando, vanno.

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