IL VENDITORE DI MEDICINE

Bari. Lavora duro l'informatore farmaceutico Bruno Donati (Claudio Santamaria), sposato alla dolce insegnante Anna (Evita Ciri).

Tutto il giorno a colloquio con i medici, imbottito di tranquillanti, pallido e frustrato, a cui propone i prodotti della sua azienda.

In un difficile momento di tagli al personale il piacente capo area Giorgia (Isabella Ferrari) è stato chiaro: chi non rispetta la regola dell'undici (ogni regalo a un dottore deve rendere undici volte la spesa) è fuori.

E adesso sotto con l'incorruttibile oncologo prof Maliverni (Marco Travaglio). Perchè?
Perchè l'oncologia è il mercato più ricco, la gallina dalle uova d'oro.

IL VENDITORE DI MEDICINE è un cinico ma purtroppo realistico (basta sfogliare i giornali), anche se volutamente esasperato, dramma che denuncia l'indecente pratica del comparaggio (prescrizione di farmaci in cambio di favori assortiti, viaggi, regali o soldi).

Il regista, Antonio Morabito, ha buon gioco nel denunciare la gravità del reato, mettendone a fuoco con acume gli squallidi meccanismi di un piccolo inferno popolato da manager e medici più o meno compiacenti e dove i pazienti sono semplici numeri e strumenti di profitto.

Il misto di spregiudicatezza e lassismo morale è bene impersonato dal personaggio interpretato da Claudio Santamaria, che offre una bella interpretazione, così come è incisiva quella di Isabella Ferrari, nella parte della capo area.

La vicenda personale del protagonista è meno calzante e riuscita, quasi un riempitivo.

Il giornalista Marco Travaglio interpreta, con la giusta e naturale antipatia, il professor Malinverni. Anche se devo dire che mi chiedo cosa ci faccia Marco Travaglio nel film quando in Italia ci sono tanti bravi caratteristi.

Rimane solo una domanda: ma quanto guadagna un rappresentante per permettersi una villa con piscina?

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