UA-30503982-1

'71

Belfast, 1971. La recluta dell'esercito di Sua Maestà Gary Hook (Jack O'Connell) è da poco arrivata a prestare servizio nella poco ridente Irlanda del Nord. La situazione sarebbe apparentemente semplice (i Protestanti 'amici' da una parte e i Cattolici 'nemici' dall'altra) se non fosse che all'interno dell'IRA ci sono due fazioni in lotta tra loro: tutti combattono contro tutti tra militanti ufficiali, provvisori, lealisti protestanti e nazionalisti cattolici, senza contare le spie e i traditori.

Le appartenenze si mescolano tra donne, bambini, uomini armati di miseria, rabbia e voglia di libertà contro un nemico votato al "non senso" di una guerra dai mille pretesti.

L'accoglienza non è ovviamente delle migliori nelle strade, tra pietre e sputi dei manifestanti, ma le cose volgono decisamente al peggio per il soldato quando rimangono in due, isolati dopo la fuga precipitosa e disordinata del reparto: il povero Thompson viene subito ammazzato, Gary Hook riesce a svignarsela.

Ma è ferito e spaventato, dietro le linee nemiche, in una giungla di strade e vicoli, un territorio urbano estraneo e mortale.

Come si riconoscono i nemici?

'71, tra survival-movie e thriller politico, si svolge in una sola notte, una delle tante, troppi notti del lungo conflitto fratricida che insanguinò l'Irlanda del Nord in un clima di folle violenza e odio irrazionale, tenendo l'Europa e il mondo intero in ansia.

Il regista (all'esordio) Yann Demange non sembra tanto interessato ad indagare su torti e ragioni degli uni e degli altri o alla semplice ricostruzione storica, ma ad una rappresentazione della guerra lontana da ogni schieramento ideologico e da ogni retorica, di tutte le guerre, ma soprattutto di quelle inestricabilmente intrecciate al terrorismo.

Un film, estremamente realistico e giustamente "sporco", in cui la macchina da presa è in costante movimento, ma che non è teso  alla semplice azione finalizzata a se stessa.

A partire dalla spaurita recluta il film è un susseguirsi di speranze, fragilità, possibilità di futuro che vengono infrante da una logica demolitrice di qualsiasi ideale che non sia portatore di morte per il 'nemico' del momento. Chi sembra voler combattere per un futuro migliore da consegnare alle nuove generazioni in realtà ne sta bruciando, giorno dopo giorno, idealmente e materialmente le esistenze.

Il ritmo si mantiene sempre elevato, la ricostruzione ambientale è buona e gli attori assai credibili, a partire dell'ottimo protagonista.

Quello che si dice un buon film.




Nessun commento: