AUTOMATA

Sulla Terra ormai desertificata, anno 2044. Vaste lande desolate e inabitabili a causa delle radiazioni prima hanno decimato gli uomini e poi li hanno costretti ad arroccarsi in megalopoli.

Un'umanità tecno-cenciosa che utilizza da tempo robot vagamente antropomorfi nella polverosa realtà quotidiana, per lo più impiegati come operai con disprezzo da parte dei padroni.

Gli androidi sono programmati secondo due auree regole asimoviane inalterabili: non possono mettere a rischio nessuna forma di vita e non possono alterare se stessi in nessuna maniera.

L'agente delle assicurazioni Jack Vaucan (Antonio Banderas), scrupoloso dipendente della Robotics Corporation, si chiede perchè dopo essere entrato in contatto con un robot che viola le direttive davanti a lui riparandosi, scoprendo così che qualcuno l'aveva alterato.
Non è il solo a mostrare segni di pensiero indipendente, così il detective viene assegnato all'indagine e capisce che da qualche parte esiste qualcuno che sta modificando i robot per dargli una vita migliore.

Chi sarà il misterioso Orologiaio? Chissà se può darmi una mano l'esperta ricercatrice Susan Duprè (Melanie Griffith).

AUTOMATA è una una favola cibernetica ambientata nella solita Terra futuribile (ma il 2044 forse è un pò troppo vicino) che parte dai pressuposti classici degli anni '80, ovvero l'incrocio del noir con la fantascienza per andare a finire nei deserti causati dall'uomo, luoghi in cui la vita non è più possibile a causa delle radiazioni ma nei quali qualcun altro può prosperare.

Vede protagonista un buon Antonio Banderas dal testone pelato e ricco in espressioni mimiche, mentre irriconoscibile nei suoi primi 10' appare Melanie Griffith, tanto è "mutata", aggredita dal botox e rifatta (malissimo) dal chirurgo plastico.

Su tutto il bagaglio culturale aleggia lo spirito di Asimov e il film non fa nulla per fingere che non sia così. Le leggi che regolano il comportamento dei robot non sono esattamente quelle auree fissate dallo scrittore russo ma prendono le mosse dai medesimi princìpi per arrivare là dove solitamente ci si spinge quando si parte dal presupposto che le intelligenze artificiali non devono danneggiare l'uomo: che cosa succede se invece avessero dei motivi per farlo?

Opera pregna di un’atmosfera di struggente malinconia che davvero sa suggerire la fine di un'era e l'avvento di una nuova alba.

Rimane la domanda finale: ai robot il compito di sostituire l'uomo nell'evoluzione della specie?

 


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