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IL FUOCO DELLA VENDETTA

Braddock, Pennsylvania (USA). Il povero cristo Russell Baze (Christian Bale) ha una vita dura. E' un onesto operaio della Carrie Fornace che cerca di vivere una vita decente fra non poche preoccupazioni: si prende cura del padre, ex operaio della fonderia, malato terminale, si accolla i debiti accumulati a forza di scommesse dal più aggressivo fratello Rodney (Casey Affleck), quattro volte soldato in Iraq e ora senza lavoro, nel mentre sogna un futuro migliore con l'amata fidanzata Lena (Zoe Saldana). 

Brucia la fiamma del risentimento sociale in petto a Rodney, anima persa, un eterno disoccupato che, come tutti i reduci, si sente (giustamente, direi) tradito dal suo paese, quello per il quale ha combattuto (RAMBO dice niente?): animato da un desiderio di morte che lo porta a cercare continuamente lo scontro, si mette in un brutto di giro di debiti e incontri di boxe clandestini (a mani nude), gestiti da un capetto locale (Willem Dafoe).

La scarsa speranza nel futuro nutrita dai protagonisti si azzera in un attimo.

Uscito dal carcere dopo aver causato un incidente d'auto, Russell cerca di far riflettere il fratello. Invano.

In un drive-in nel nulla sugli Appalachi Casey rimane impigliato in un regolamento di conti tra il boss cittadino e il boss di montagna De Groat (Woody Harrelson), piccolo principe che detta leggi a suon di pugni e rivoltella, mentre lo sceriffo (Forest Whitaker) ha rubato la donna a Russell mentre lui scontava il carcere.

Papà Baze muore di cancro e la polizia non sembra in grado di aiutarlo.

Non resta che la rabbia e la vendetta.

IL FUOCO DELLA VENDETTA (Out of the Furnace) è una storia di fuoco ed acciaio nell' America operaia e disperata che, seppur ambientato nella fine dell'era Bush, rievoca le atmosfere del cinema hollywoodiano anni '70.

Un dramma grintoso sulla famiglia, il destino e la giustizia dalla confezione estetica, davvero ammirevole per struggente e malinconica bellezza, grazie a una fotografia livida che rappresenta perfettamente i colori del disagio.

Non c'è un raggio di luce, comunque, nella cittadina della cosiddetta "Rust Belt" manifatturiera, quella regione postindustriale Usa, colpita dalla depressione economica e contemporaneamente da un collasso etico e sociale, dove declino e decadenza urbana si fanno largo e dove soltanto il legame familiare e la lealtà tra fratelli ha un senso.

Il risultato è un film ben riuscito, anche grazie alla recitazione limpida e tesa degli interpreti, dal malinconico Christina Bale in testa (convince il suo personaggio di fratello protettivo)  e Casey Affleck, e un parterre di attori da antologia che comprende Woody Harrelson, Willem Dafoe, Sam Shepard e Forrest Whitaker.

Il film cui IL FUCO DELLA VENDETTA fa più evidente riferimento è IL CACCIATORE di Michael Cimino (oltre l'ambientazione industriale è citato esplicitamente nella scena del cervo graziato quando ne incrocia lo sguardo), e nella dinamica fondamentale fra i due fratelli, molto simile a quella fra i ruoli interpretati nel '78 da Robert De Niro e Christopher Walken.

E a dispetto del titolo (che significa "fuori dalla fornace" e fa riferimento all'acciaieria, cuore pulsante della cittadina e strumento di sopravvivenza per l'intera comunità), racconta i suoi personaggi, nessuno escluso, come immersi in un inferno incandescente dal quale è difficile uscire vivi.

Finale violento e asciutto.



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