VELOCITA' MASSIMA

Ostia. Ha molti debiti ed sempre sul punto di chiudere l'introverso meccanico sui trentacinque Stefano Scipioni (Valerio Mastrandrea) che prende in prova, senza pagarlo, un'apprendista davvero bravo, il (quasi) diciottenne Claudio (Cristiano Morroni).

Dormirai qui, sul divano dell'officina.

Bravo, hai orecchio per i motori, mettiamo a punto un'auto imbattibile.

Stanotte ti porto all'obelisco dell'Eur, punto di partenza delle corse d'auto clandestine, che hanno il riconosciuto ras nell'arrogante bullo Fischio.

Già che ci sono mi faccio un giro sulla sua ragazza, la spregiudicata barista e universitaria Giovanna (Alessia Barela), stufa di beccare schiaffi e non andare mai al cinema.

Ma è il ragazzo di bottega a innamorarsi dell'ondivaga ragazza.

VELOCITA' MASSIMA,  dalla sceneggiatura, cruda quanto basta, cucita addosso a Valerio Mastandrea con il suo sguardo solo apparentemente svagato e un atteggiamento nei confronti della vita che mescola distacco e partecipazione, è un vivace, ruspante ed amarissimo dramma di borgata.

Il regista Daniele Vicari, alla sua prima opera, rivela un'ottima stoffa nel delineare la psicologia di personaggi immersi nel sottobosco romano alle prese con i problemi di cuore e del motore.

Ben piantato sul retorico e stranoto motto "donne e motori..." è un film che senza essere un capolavoro si fa seguire dall'inizio alla fine.

Con un finale (notevole e decisamente imprevedibile) che farà la gioia (e la disperazione?) di tutti gli appassionati di auto sportive.

Avvertenza: chi non bazzica il romanesco avrà vita dura alla visione.

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