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IL MUCCHIO SELVAGGIO

San Rafael, (Texas) 1914. Un gruppo di ragazzini tra le rotaie si diletta a far combattere tra loro scorpioni e formiche mentre cinque militari a cavallo si accingono ad entrare nella cittadina diretti verso la stazione ferroviaria.

E' una tranquilla giornata di sole nel tranquillo paesino nel sud degli Stati Uniti, un giorno festivo che i cittadini si apprestano a commemorare ignari dell'apocalisse che si sta per scatenare su di loro: gli uomini a cavallo infatti non sono militari ma banditi travestiti pronti a fare il colpo della vita.

Gli uomini a cavallo sono il famigerato “mucchio selvaggio”.

I banditi guidati da Pike Bishop (William Holden) finiscono però sotto il tiro degli ex galeotti di Dirk Thorton (Robert Ryan), foraggiato dal losco Harrigan.

I superstiti fuggono in Messico, mentre infuria la rivoluzione di Pancho Villa.

Si faranno casualmente coinvolgere in una guerra che proprio non li riguarda accettando di depredare per denaro un carico di armi destinate ai ribelli.

Sarà un putiferio.

IL MUCCHIO SELVAGGIO (The wild bunch) è un western atipico, frenetico, violentissimo ed affascinante, diretto con passione da Sam Peckinpah, in un affresco anticonformista, dove un manipolo di veterani di Hollywood conquista la prima fila.

Impossibile tenere il conto dei morti, mentre si tifa per quei banditacci ingordi e feroci, senza un briciolo di umanità, che si riscattano in un soprassalto di dignità.

Film decisamente  importante, uno dei manifesti più riusciti del tramonto del western, con immagini di grande impatto e l'uso del ralenti.

Mentre Butch Cassidy and The Sundance Kid, l'altro grande western decadente, uscito nello stesso anno, è tenero e nostalgico, quasi poetico, questo film è crudele e cinico.

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