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DALLAS BUYERS CLUB

Dallas (Texas) 1986. Un vero texano l'elettricista omofobo e sottaniere Ron Woodroof (Matthew McCounaghey), un macho che fa un lavoro da uomo, che ha vizi da uomini, che frequenta donne e donnacce e se la spassa con gli amici tra rodei, scommesse, alcool e droga, come se fosse immortale.

Hai solo trenta giorni di vita. Per un rapporto non protetto hai contratto il virus dell'HIV.

Ma lui è un duro e non si arrende, pur se abbandonato da tutti: ce la farò, giura.

In compagnia del trans Rayon (Jared Leto) si ribella alla medicina tradizionale e si fionda in Messico alla ricerca di medicine alternative.

Ok, il prezzo è giusto. Ed è solo l'inizio di un giro del mondo nella sua incredibile corsa contro il tempo per guadagnare giorni, settimane, mesi.

DALLAS BUYERS CLUB  è un emozionante dramma che racconta l'odissea triste di un malato coraggioso, un personaggio realmente esistito che lottò contro la sentenza di morte fulminante pronunciata da medici impreparati, come le avidi case farmaceutiche (ad essere buoni), al vera peste morbo che si affacciava sulla scena mondiale alla fine del '900.

Lo incarna mirabilmente, anima e corpo, Matthew MacCounaghey (sacrosanto Oscar), ad una seconda vita artistica dopo KILLER JOE, il volto emaciato per i ventitrè chili perduti, campione di razzismo sessuale, ma pronto a difendere la diversità dell'altro magnifico Jared Leto (Oscar bis anche se marginalizzato, insieme a Jennifer Garner, dalla prova del protagonista).

Il film parla di anni parecchio bui, dove i malati di AIDS erano poco più che cavie nelle mani delle compagnie farmaceutiche che li avvelenavano, guadagnandoci, e affronta temi importanti come il diritto a scegliere le proprie cure, lo strapotere dei colossi farmaceutici, l'omofobia e i pregiudizi contro i sieropositivi.

La regia non ha guizzi di rilievo, ma appare solida e lineare, sicuramente adeguata al genere della denuncia civile. Il risultato è un film che commuove senza toni enfatici, e fa riflettere.



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