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BABBO BASTARDO

Misantropo, alcolizzato, cinico bestemmiatore e fornicatore, Willie T. Stokes (Billy Bob Thornton), è uno scassinatore abilissimo (è l’unico mestiere che gli ha trasmesso un padre violento e, lui sì, un vero bastardo) ma fallito che ogni anno si traveste da Santa Claus per ripulire, la notte della vigilia, la cassaforte dei centri commerciali dove lavora insieme al suo complice Marcus, un nano nero travestito da elfo (Tony Cox).

Odia i bambini, tanto da chiamarli mocciosi, che accorrono a frotte, siedono simpaticamente sulle sue ginocchia e gli sussurrano all’orecchio i desideri di regali festosi; disprezza i rituali del consumismo di fine anno e confonde i nomi dei sette nani.

La sua idea di festa natalizia farebbe inorridire Charles Dickens.

Quest'anno però il direttore del centro commerciale preso di mira (John Ritter, nella sua ultima apparizione cinematografica) è certo che c'è qualcosa di strano in quel Babbo Natale che ha assunto, perennemente ubriaco, così chiede al capo della sicurezza di fare qualche indagine.

Nel frattempo, un ragazzino diventa un frequentatore abituale dello sboccato Babbo Natale; sovrappeso, goffo, e  bersaglio frequente di bulli, il timido ragazzino in carne riesce a suscitare una sorta di "simpatia" in Willie, che cerca, a modo suo, di dargli una mano.

Che lo Spirito del Natale abbia avuto effetto?

BABBO BASTARDO , prodotta dai Coen Brothers, è una commedia cinica, carica di humour nero, spiazzante, politicamente scorretta, divertentissima, che fa ridere con le sue volgarità gratuite e il suo tasso alcolico da coma etilico.

Caustico e irriverente nei dialoghi, con un Billy Bob Thornton in formissima, alcolista come nella vita, BABBO BASTARDO, o meglio Bad Santa, è uno spumeggiante apologo contro gli eccessi di melassa e il buonismo natalizio presente soprattutto nelle commedie made in Usa.

Non mancano notevoli spunti di critica al consumismo, la morte di Babbo Natale e altri dettagli di beffarda analisi sociale.

Non vi preoccupate, la dolcezza è garantita dal ragazzino monoespressivo che con i suoi rotolini di grasso, riesce perfino a conquistare un uomo che desidererebbe un figlio a forma di bottiglia di Bourbon.

Un po' di volgarità fine a se stessa ma, nel complesso, un film ben costruito e mai banale.

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