FUGA DA LOS ANGELES

Los Angeles, anno 2013. Il Presidente degli Stati Uniti (a vita) è un bacchettone ultraconservatore e bigotto, un fondamentalista che riempie le carceri del Paese di atei, fumatori, gay e peccatori vari.

Trasformata in isola da un terremoto del 2000, Los Angeles è diventata il lager perfetto mentre il mondo è diviso in due blocchi, il Nord e il Sud, entrambi totalitari.

Finchè la figlia del tiranno, Utopia, si ribella e, rubata una valigetta magica con un congegno che può azzerare i sistemi elettrici e telematici del pianeta e riportare l'umanità all'età della pietra, si allea al golpista Cuervo.

L'unico che può fermare il pericoloso rivoluzionario è il pirata Jena Plissken (Kurt Russell): benda nera sull'occhio e con l'aiuto della guida spericolata di Eddie (Steve Buscemi) deve recuperare il congegno in poche ore.

Doppia sorpresa finale con sberleffo assurdamente ecologista.

FUGA DA LOS ANGELES è il fantasmagorico e fragoroso, pur se poco originale, fumettone futuribile (anche se il 2013 è ormai alle spalle nda) di John Carpenter, che riaggiorna, riprendendo il personaggio di Iena Plissken e quasi tutti i canoni e gli espedienti narrativi, in modo più radicale e pessimista, non migliorandolo, il suo stesso 1997, FUGA DA NEW YORK.

In sostanza ne viene fuori un film di puro intrattenimento, autoironico e nostalgico: stanca presto e il paragone con il primo capitolo è impensabile.

Kurt Russell è in forma assolutamente strepitosa e dopo ben 15 anni riesce a interpretare in modo convincente il personaggio che le ho aveva reso noto.

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