THE EQUALIZER - IL VENDICATORE

Boston. C'è un signore che vive in solitudine monastica in un appartamento spoglio e che mangia sempre da solo in un bar sotto casa aperto di notte, bello e lucente nella città che dorme come in un quadro di Edward Hopper.

Chi è?

Di giorno lavora in un ferramenta, di sera legge "Il vecchio e il mare di Hemingway". Sempre e comunque è posseduto da tic e piccole ossessioni (si cronometra, dispone gli oggetti sul tavolo in un certo modo, apre e chiude le serrature).

La giovane e infelice prostituta russa adolescente Alina (Chloe Moretz)  cattura la sua attenzione.

Forse è troppo tardi per toglierla dalla strada. O forse è ancora abbastanza presto per fare fuori tutti quegli energumeni con accento sovietico che minacciano la ragazza.

Quando Alina finisce in ospedale per via delle botte del suo protettore Slavi, l'uomo, Robert Mccall (Denzel Washington), che è un ex agente della Cia, rispolvera tutto il suo micidiale addestramento: partendo da Slavi e la sua gang risale la scala gerarchica del crimine russo, imbattendosi nello psicopatico killer Teddy e nel suo capo Vladimir Pushkin.

THE EQUALIZER - IL VENDICATORE è un sano omaggio al machismo reaganiano. McCall è un equalizer, ovvero uno che vuole riportare l'ordine ristabilendo l'equilibrio di giustizia laddove è stato violentemente alterato.

Basato sulla serie televisiva anni Ottanta intitolata in Italia "Un giustiziere a New York", THE EQUALIZER (il cui sottotitolo italiano "Il vendicatore" non rende giustizia alla natura equanime del personaggio) ha per protagonista un uomo di età prepensionabile dall'apparenza innocua (i colleghi giovani al supermercato del fai da te lo chiamano "nonno") e dalla sostanza assai pericolosa.
Glaciale e freddo quanto basta, ma anche cordiale e sorridente con chi gli è caro.


Denzel Washington, convincente vendicatore, assicura al ruolo il suo talento d'attore e la sua gravitas, evidente soprattutto nella profondità dello sguardo che diventa il centro visivo ed emozionale della storia, nonché il porto d'accesso per molti dei virtuosismi registici cui Fuqua, che compone con l'attore un team rodato dopo TRAINING DAY, abilissimo dietro la cinepresa, si abbandona con gioioso entusiasmo.

Molta violenza, un paio di gustose "esecuzioni" (quella con il cavatappi su tutte) e un finale uno contro tutti (forse esagerato) degno del Seagal dei tempi d'oro.

Di certo non sarà ricordato come un capolavoro, ma visto il periodo di scarsità di scelta al cinema si fa comunque ben vedere.



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