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PROMETHEUS

Pianeta Terra. Al principio dei tempi. Un essere immacolato, versione palestrata di una statua greca, si aggira in un mondo desolato. All’improvviso decide il sacrificio estremo: stravolte da un’energia primordiale, le carni si disfano mentre il cranio si spacca a metà. Ciò che ne rimane, fluido vitale o dna per i meno romantici, cade a terra e la ingravida, dando vita alla razza umana.

Pianeta Terra, 2089, isola scozzese di Skye: la pittura rupestre, vecchia di migliaia di anni, rappresenta un gruppo di uomini primitivi in adorazione di un gigante che, con il braccio, indica una costellazione lontana. La cosa incredibile è che altri artefatti, ritrovati in diversi punti della Terra e tutti risalenti a migliaia di anni prima, riportano la medesima immagine di creature giganti che indicano un determinato pianeta.

Un gruppo di scienziati ed esploratori, a bordo dell'astronave "Prometheus", parte verso il luogo remoto, grazie ai fondi di un miliardario morente (Guy Pearce).

A bordo brillanti studiosi come la tosta Shaw (Noomi Rapace), atletica credente alla ricerca del suo Dio; la bellissima Vickers (Charlize Theron), una manager che rappresenta gli interessi della megacorporation, la Weyland Corporation, che ha finanziato il viaggio; David (Michael Fassbender), androide appassionato di vecchi film al quale manca ironia e anche un certo disprezzo per gli esseri umani; il professor Hollowey (Logan Marshall-Green), uno che cerca invece conferme del suo ateismo; infine Janek (Idris Elba), il capitano della nave intergalattica, un "vecchio lupo di mare".

Alla ricerca dell'origine della vita si imbatteranno nei resti di una civiltà aliena assieme a ciò che l'ha quasi estinta.

PROMETHEUS, ultima fatica fantascientifica del papà della saga Sir Ridley Scott, annunciato come un semi-prequel della serie  ALIEN, è un fantahorror ibrido che deve quasi tutto alle potenti costruzioni visive, e ben poco a una sceneggiatura troppo ansiosa di spremere il massimo di spettacolo da ogni scena per costruire un universo complesso come quello del film capostipite, uscito nell'ormai remoto 1979.

Bisogna ammettere, sotto voce, che non è un capolavoro, di certo non a livello dei precedenti film di fantascienza di Ridley Scott, ma è lo stesso un ottimo lavoro sci-fi, capace di esplorare senza freni e attraverso le immagini quella zona di confine tra l'insaziabile desiderio di conoscenza dell'ignoto e il terrore fisico e carnale che questo è capace di generare.

Probabilmente la (mini) delusione del pubblico è dovuto anche ad aspettative troppo alte ma sono sicuro che con ulteriori visioni il film aumenterà il suo spessore.

Se nel primo ALIEN c'era Sigourney Weaver in comodi pantaloni grigi con bretelle e lanciagranate a rompere i denti, anzi, le zanne del mostro corazzato con il sangue acido, in questo PROMETHEUS il ruolo della "femmina forte" si sdoppia con una bruna e una bionda strizzate in attillatissime tutine spaziali.

Insomma l'action movie ormai è femmina.





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