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LA FEBBRE DEL SABATO SERA

New York. L'esuberante, scatenato e cinico, italo-americano Tony Manero (John Travolta), commesso in un negozio di vernici a Brooklyn (dove guadagna pochi spiccioli), sogna di diventare il re della disco-music e vive in funzione del sabato sera.

Ogni sabato sera si specchia per mezz'ora: ha una cura maniacale in ogni dettaglio sui passi, ha talento, carattere, balla i Bee Gees.

Un chilo di brillantina, l'abito della festa e via con la musica nella sua vera "casa", la discoteca "Odissea 2001", dove mostra tutto il suo fascino alle persone, trasformandosi, sotto le luci della sala da ballo, mentre fuori è buio e fa molto freddo, da ordinario sfigato a semidio.

Al di là del ponte c'è Manhattan, la terra promessa.

Non saranno solo rose e fiori.

LA FEBBRE DEL SABATO SERA, punteggiato da una strepitosa colonna sonora dei Bee Gees (che è ancora oggi conosciuta anche in Papuasia nda) è un coinvolgente melodramma giovanile, amaro e rabbioso sotto la scorza spensierata di commedia musicale.

L'enorme successo di pubblico ha concentrato l'attenzione sulla musica disco e le acrobazie di Tony Manero (un agile e schizzatissimo Travolta) sulla pista da ballo, ma ciò che differenzia il film da altre pellicole di quel periodo è il suo inaspettato contenuto sociale, accompagnato da un linguaggio davvero spregiudicato e sorprendente per l'epoca.

I protagonisti fanno parte di una generazione disagiata e disillusa, senza ideali né prospettive (se non quella del ballo come trampolino di lancio e di evasione) il cui diffuso malessere è raccontato con una certa sincerità.

L'ancheggiante John Travolta, tamarro di periferia, è indisponente e irresistibile (farà della sana ironia sul suo personaggio in PULP FICTION).

Un film certamente epocale, nel senso che ha segnato un'epoca.

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