AIRPORT

Chicago. Nella notte di tormenta il Boeing 707 per Roma sta per decollare.
La pista è stata sgombrata dalla neve e il direttore dell'aeroporto Mel Bakersfeld (Burt Lancaster) finalmente può tirare un respiro di sollievo.

Via, si parte con il comandante Vernon Demerest (Dean Martin) e il vice Joe Patroni (George Kennedy) ai comandi.

Riusciranno i nostri eroi ad atterrare sani e salvi a Fiumicino?

AIRPORT è il capostipite del filone catastrofico dell'era moderna, insomma su un aereo, prototipo di innumerevoli film successivi, nessuno mai stato all'altezza del presente.

Il film si avvale infatti di una grande squadra di professionisti, nessuno escluso, e di una trama semplice ma solida con un bell'intreccio di 4 o 5 filoni narrativi e una suspence ben calibrata. Spettacolo e tensione sono garantiti.

Inoltre miscela sapientemente il dramma incombente con la commedia, anche per delineare meglio i personaggi.
Non mancano neppure dei gradevoli intervalli più leggeri, per i quali il regista si affida soprattutto ad una eccellente Helen Hayes (Oscar come miglior attrice non protagonista) nei panni di un'irresistibile e combattiva clandestina.

Interessante è anche notare come tra i passeggeri dell'aereo ci siano tutti i tipi di personaggi quasi sempre presenti nei catastrofici sugli aerei successivi: almeno un dottore, il passeggero villano, il cervellone, la hostess intraprendente, eccetera. Personaggi che in questo film sono molto ben delineati e rappresentati, mentre in futuro tenderanno sempre più spesso a diventare degli stereotipi.

Gli ottimi effetti speciali dell'epoca sono sbalorditivi per la loro efficacia.

Insomma un classico senza tempo.

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