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UNA VITA TRANQUILLA

Biebesheim (Germania). In un pezzo di Germania provinciale vive l'italiano cinquantenne Rosario Russo (Toni Servillo), chef e proprietario di un frequentato ristorante, dove azzarda di mischiare il cinghiale con il granchio nella cucina del suo albergo.

Con la bella moglie Renate e il piccolo Matias, vive felice ma ammazza gli alberi con i chiodi perché vuole ampliare il suo hotel.

Grande è lo sgomento quando vede i due giovani di malavita giunti dall'Italia. Il suo passato di pluriomicida e camorrista torna a fargli visita.

Questo è mio cugino Diego, mente alla moglie tedesca, e questo e il suo amico Eduardo.

Nessuno vede sapere che sono vivo, sibila il ristoratore, che si è rifatto una "vita tranquilla" ora minacciata. Dramma in vista.

UNA VITA TRANQUILLA  è un avvincente, complice la solita monumentale prova di Toni Servillo, dramma pseudogiallo diretto da Claudio Cupellini, con una sceneggiatura senza sbavature.
Un film che prima ti culla e poi ti spiazza ed angoscia man mano che il passato di Rosario torna a galla.

Pellicola col taglio europeo dal collaudato tema del passato incancellabile, il film instilla tensione fotogramma per fotogramma al ritmo delle ombre dei cattivi ricordi che coprono il plumbeo cielo tedesco e la coscienza pseudosmacchiata di Rosario.

Le colpe dei padri ricadranno sui figli come pioggia di pallottole nella nera notte di qualche non luogo e la salvezza è un'autostrada che non sappiamo dove e se finirà. L'unica certezza è il dubbio: si può vivere una vita tranquilla fuggendo nella nebbia ma non da se stessi?

Bisogna ammettere, anche se il cast di contorno è perfettamente nella parte, che molto si regge sul talento dell'impeccabile Toni Servillo, per il quale gli aggettivi, ormai, si sono esauriti: basta la sua espressione di stupore misto a paura alla vista dei due intrusi.

Formidabile.



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