21

Boston. Per entrare a Harvard ci vogliono trecentomila dollari, così il giovane povero, tanto sfigato nella vita sociale quanto brillante studente Ben Campbell (Jim Sturgess), dopo il primo no, accetta l'invito del prof di matematica, il geniale e ben poco ortodosso Micky Rosa (Kevin Spacey)

Sarà solo per raggranellare i soldi necessari a pagarmi l'Università, promette.

Visto che sei un genio dei numeri, mi aiuterai a sbancare un casinò a Las Vegas.

Contando le carte del blackjack, grazie a conteggi matematico-probabilistici e ai segnali dei tuoi quattro colleghi cervelloni, tra cui la bella bionda Jill Taylor (Kate Boosworth), metteremo insieme un bel malloppo: metà a me, metà a voi.

Le fiches si accumulano, il ragazzo riesce presto a racimolare i soldi per l'università. Le iniziali fortune fanno montare la testa a Ben che, invaghito della bella compagna di avventure, si spinge sempre più in là, fino ad arrivare a superare il punto di rottura, rappresentato da Cole Williams (Laurence Fishburne), smaliziato consulente della security del casinò che mangia la foglia...

Che botte, quella notte.

21, diretto dal regista australiano Robert Luketic, che l'ha tratto da un vendutissimo romanzo, ispirato ad una storia vera (sembra incredibile, eppure è così), è un dramma con l'andamento del giallo, probabilmente poco eccitante anche a causa di uno script altamente prevedibile.

Il vero spettacolo però si ha quando nell'arena scendono i sempre amabili Kevin Spacey (che si diverte come un matto) e Lawrence Fishburne che danno lezioni di stile e dimostrazione di consumato talento.

Ma poi, per raggiungere il traguardo finale dei suoi inutili 125 minuti, il film si spezza, ansima, entra in affanno, gira su se stesso. Insomma normale intrattenimento.

Chi non conosce il blackjack (il 21 del titolo originale) farà fatica a capire.

Ma la domanda è un'altra: anche in Italia se sei fortunato e vinci tanto ti picchiano a sangue?

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