C'ERA UNA VOLTA IL WEST

Red Land (Usa), fine Ottocento. Cinque personaggi si affrontano intorno a una preziosa sorgente: il faccendiere Morton (Gabriele Ferzetti), magnate dei binari che sogna di costruire una megaferrovia dall'Atlantico al Pacifico, ha bisogno dell'acqua per le sue locomotive e fa eliminare i proprietari legittimi, il sognatore e preveggente McBain e famiglia, dal suo feroce sicario Frank (Henry Fonda).

E così che si ritrova vedova la bellissima prostituta redenta Jill (Claudia Cardinale).

Il bandito Cheyenne (Jason Robards), accusato della strage proprio dei McBain.

L'innominato e cocciuto meticcio Armonica (Charles Bronson) che vuole vendicare il fratello, assassinato da Frank e i suoi sgherri.
Al quarto western Sergio Leone alza il tiro e serve in tavola caviale al posto degli spaghetti: una sorta di antologia del western in negativo.

In pratica con C'era una volta il West Leone cambia registro, toni narrativi e filosofia estetica rispetto alla trilogia del dollaro e sceglie di trasmetterci tutta la disillusione e il disincanto di un'epoca che tramonta.
La forza del film sta essenzialmente in due componenti: la regia, che è lenta, maestosa, filodrammatica ma mai eccessiva; ed i personaggi, dotati di un profilo psicologico tanto convincente da lasciare lo spettatore senza fiato.

Una storia appassionante e truce su un carrozzone carico di star che attraversa le praterie con passo solenne e tempi maliconici e dilatati.

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