WORLD INVASION

Los Angeles, Usa. Delle meteore luminose precipitano vicino alle coste marittime che costeggiano le principali metropoli, tra cui proprio Los Angeles. In realtà quelle che sembravano meteoriti in caduta libera sulla costa si scopriranno essere capsule contenenti alieni bipedi biomeccanici armati fino ai denti che non hanno ed essendo decisamente bellicosi non guardano tanto per il sottile: vogliono distruggere l'umanità e fare il pieno di acqua.

In una base militare vicina è di stanza un gruppo di coraggiosi marines, tra i quali spicca il veterano di lungo corso sergente Michael Nantz (Aaron Eckart).
Il marines ha una lunga carriera alle spalle ma si ritrova con un peso terribile sulla coscienza: la perdita di alcuni uomini nel corso di un'azione sotto il suo comando.

Malgrado il suo ritorno allo stato civile sia già stato decretato viene arruolato per una missione delicata agli ordini del tenentino Martinez, fresco fresco di Accademia. I militari hanno tre ore di tempo, infatti, per salvare dei civili chiusi in una stazione di polizia prima che l'Air Force inizi a bombardare a tappeto.

Più facile a dirsi che a farsi perché gli alieni invasori, feroci come dei predator, li braccano in ogni via, in ogni casa, su ogni mezzo.

Più che un film di fantascienza questo WORLD INVASION ricorda da vicino e fin da subito un «War Movies» facendoci presto rimpiangere prece­denti invasioni aliene ben più riuscite e coinvolgenti come il filosofico Indipendence Day o il curioso District 9.

Qui il regista, il sudafricano Jonathan Liebesman  fa un evidente verso al bellico Black Hawk Down di Ridley Scott,  che ci aveva mostrato come si possa prelevare a viva forza lo spettatore dalla sua comoda poltrona di platea e infilarlo nella più cruenta delle battaglie, senza possederne, però, la capacità artistica. Più simi­le, per certi versi, ad un fantadocumentario con quell' uso ripetuto e fastidioso (da mal di mare) di convulsi movimenti della macchina da presa.

Inoltre il regista non si preoccupa di creare un tessuto narrativo attorno all'azione. Tutto ciò non sembra interessare né a Liebesman, né tantomeno al suo sceneggiatore, il quale si limita a offrire l'ormai usurato background al protagonista Nantz e a far entrare in scena ogni tanto un personaggio nuovo.
L'interesse potrebbe allora risiedere in una nuova lettura degli alieni ma neppure questo accade. I ‘cattivi' vengono tenuti a distanza (dalla macchina da presa) e da lontano sembrano delle macchine da guerra. Quando poi se ne cattura uno si scopre invece che dai tempi di ALIEN gli esseri provenienti dal profondo spazio non si sono particolarmente evoluti rimanendo al livello di masse purulente e viscose (la scoperta del punto debole degli invasori è da cinepanettone nda).

Cosa resta allora? Restano quasi due ore di sparatorie, di grida, una invasione di effetti speciali e il volto volitivo di Aaron Eckhart. Oltre a un patriottismo quasi imbarazzante tanto è eccessivo.






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