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IL BUIO NELL'ANIMA

New York. Resta tre settimane in coma Erica Bain (Jodie Foster), popolare conduttrice di un program­ma radiofonico che gira per la città registrando rumori e conversazioni ad ogni angolo di strada., "Street Walk".

Peggio è andata al suo amato fidanzato, il medico Da­vid, aggredito con lei da tre balordi al Central Park, morto dopo il ricovero.

La polizia non fa progressi, allora lei, anche per affrontare la strada e la paura, com­pra illegalmente per mille dollari una pistola.

Un nuovo trauma, l'assassinio di una donna in un drugstore, scatena la sua rabbia e il desiderio di vendetta.

Sui marciapiedi di una New York dark e pericolosa incontrerà il senso del dovere del detective Mercer (Terrence Howard), che la costringerà a riflettere sulla legittimità della vendetta

Eccitan­te poliziesco non proprio orginale. Lo spunto, inutile tergiversare, rievoca la serie del più rozzo "Il giustiziere della notte", capostipite dei vendicatori in proprio, che negli anni Settanta faceva gioire i botteghini e versare fiumi d'inchiostro. Non si può negare, però, che «Il buio dell'anima» (The Brave One) conta su tre jolly: una regia d'alto livello, un maggiore approfondimento psicologico e soprattutto il clima d'allarme sociale, oggi purtroppo dilagato ben oltre i consueti scenari d'oltreoceano.


Jodie Foster,  spara a raffica con voluttà mista a turbamento, applaudita dagli spettatori più infiammabili.
Non ci sono più i giustizieri di una volta: l'ultimo giustiziere della notte è bionda, ha gli occhi azzurri, misura sì e no un metro e 60.
Neil Jordan procede, dentro le vedute aeree e notturne di Manhattan,  a investigare i misteri del cuore umano e il desiderio, radicato negli States, di farsi giustizia da soli.
Più introspettivo che attivo, punta sull'esplorazione psicologica più che sulle scene d'azione, ma non convince quando tenta di razionalizzare sentimenti viscerali quali la paura, la rabbia, la vendetta.

Belle scene alternate a momenti banali, quasi superficiali.

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