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CAPPUCCETTO ROSSO SANGUE

Epoca indecifrabile, nell'immaginario villaggio di Daggerhorn. Da molti anni, ad ogni luna piena, gli abitanti si rinchiudono in casa, anche se in teoria il sacrificio mensile di un animale dovrebbe tenere buono il famelico, invisibile lupo mannaro che si aggira in zona. E che, prendendo tutti in contropiede, una sera azzanna a morte Lucy, sorella maggiore della bionda Valerie (Amanda Seyfried).

La giovane è cresciuta in questo clima cupo e segnato dal destino, ma ha anche altri problemi: sin dall’infanzia, è innamorata di Peter (Shiloh Fernandez), ma i suoi genitori, soprattutto la mamma Suzette (Virginia Madsen) vogliono farle sposare il ricco Henry come ascensore sociale. Peter e Valerie avevano deciso di fuggire insieme proprio poco prima che il villaggio fosse sconvolto dalla notizia.

I paesani organizzano allora la caccia grossa di vendetta e tornano convinti di aver ammazzato la bestia. Ma il più autorevole esperto in materia, categoria uccisione di licantropi, il luceferino di porpora vestito padre Solomon (Gary Oldman), giunto sul posto li gela: il vostro persecutore è ancora vivo. Inoltre, si nasconde tra loro, nella sua forma umana.

Con puntuale, truculenta conferma a stretto cambio di scena.

Il resto va taciuto, anche le sorprese sono meno delle incursioni mortali del mostro. Che naturalmente non è a quattro zampe.

Vanno proprio di gran moda i licantropi. Grazie al cielo in questo libera e zoppicante rivisitazione della favola di Cappuccetto Rosso,  complicata con un intreccio sentimentale piuttosto banale che tende a ricreare il triangolo di Twilight (il primo episodio della saga è stato diretto proprio dalla regista Catherine Hardwicke, qui peraltro incolpevole della folle sceneggiatura), sono ridotte al minimo le smancerie amorose della pizzosa serie Twilight, baciata da un inspiegabile successo al botteghino.
E soprattutto manca il cadaverico, a prescindere dai morsi, malrasato Robert Pattinson, la cui preoccupante fissità dello sguardo fa delirare le ragazzine.

Insomma, una fiaba di quelle chiamate gotiche, in cui Amanda Seyfried, attraente ma insipida, porta sulle spalle il peso di un film senz'anima, oltre al mantello rosso di Cappuccetto Rosso.

La sfolgorante bellezza, piena e matura, di Virginia Madsen (la mamma che ha sofferto per la stessa situazione che ora infligge alla figlia visto che ha dovuto sposare un uomo che non amava nda) sembra quasi mettere in ombra la giovane bionda.




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