MAN ON FIRE

Città del Messico. È l'amico di mille battaglie Ray (Christopher Walken) a suggerirgli l'insolito impiego: guardia del corpo della famiglia Ramos, lo spaventato paperone locale Sam, la bionda e piacente moglie Lisa (Radha Mitchell) e la piccola Pita (Dakota Fanning).

Cosi, senza più uno scopo nella vita e un lavoro, l'atletico ex agente della Cia John Creasy (Denzel Washington), religioso, scorbutico, alcolista, depresso e con un passato che fa male (all'anima) prende alloggio nella megavilla. Fra la bambina e il guardaspalle nasce lentamente un'amicizia che rompe le barriere del freddo animo del protagonista, riportandolo a sentimenti dimenticati da tempo.


Nonostante le precauzioni e il mestiere, un giorno Creasy non può evitare il rapimento della bambina da parte di un gruppo di malviventi al soldo di qualcuno, durante uno scontro a fuoco in cui viene gravemente ferito.
Pita è adesso in mano ad uno spietato malavitoso chiamato 'la voce'.
John è un'arma letale poichè non teme la morte, anzi la desidera.
In quella piccola ed intelligente creatura John ha ritrovato una ragione di vita e adesso è deciso ad andare a riprendersi quello che la vita gli aveva regalato.
Aiutato da una giornalista 'd'assalto', l'ex assassino di professione riuscirà passo dopo passo a risalire ai rapitori.

MAN ON FIRE è un convulso, violentissimo, assordante, oltre che lungo film d'azione violenta diretto dal regista Tony Scott (fratello di, ma non meno bravo), che nel lungo prologo racconta la dolce fiaba dell'indistruttibile Denzel Washington pronto ad addolcirsi per l'insopportabile Dakota Fanning.

Quindi nella seconda parte fa alzare un Lazzaro incazzato dal letto d'ospedale e pum pum prepara la terribile, stomachevole strage dei cattivi, esprimendo energia e valori in modo semplice ed intuitivo.

Ivengeance movies o revenge movies, come si vogliano definire, sono film in cui il protagonista, per vendicare un torto fatto nei propri confronti o verso persone a lui care, intraprende una strada di morte fino ad arrivare al mandante e al nocciolo della questione. "Man on fire" di Tony Scott appartiene di diritto a questo genere, con la differenza di potersi avvalere di un grande attore, Denzel Washington, che, con un'espressione o una smorfia, riesce a comunicare dolore, emozione e sgomento.

Ma l'epilogo è amaro.

Nel cast anche il nostro Giancarlo Giannini, in un ruolo che definirei quasi da "italiano". Rappresenta il tramite, il limite ultimo che separa la legalità, la moralità, da un circolo vizioso invisibile, ma ben radicato in ogni società. Trovo la sua presenza non solo 'piacevole', ma intelligente.

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