LE REGOLE DELLA CASA DEL SIDRO

St Clouds, Maine (Usa), 1943. Il trovatello Homer Wells (Tobey Maguire)è stato tirato su dal medico filosofo Wilbur Larch (Michael Caine) fino a farlo diventare bravo almeno quanto lui. Infatti in tal luogo il ragazzo ha appreso le basi chirurgiche pur non nascondendo la sua sofferenza interiore data dalla sua ferma volontà di viaggiare per scoprire il mondo e dalla sua spiccata ribellione ai convenzionalismi.

Il medico nel suo ospedale orfanotrofio alleva i bimbi soli al mondo, aiutando anche fanciulle ansiose di liberarsi di bebé indesiderati.

Come la bella Candy (Charlize Theron), accompagnata dal marito, il tenente aviatore Wally. Il vice dottore, che ha deciso di andarsene, riparte con i due sposi, trovando lavoro in riva all' Atlantico come raccoglitore di mele.

Approdato in quella fattoria dove si lavora il sidro, lì impara tutto, o meglio, gli altri aspetti del mondo: la fatica, le differenze, l'impegno, un po' di violenza, l'amore. Insomma la vita.
A quel punto è pronto per ritornare alla casa di cure, completo e preparato a sostituire il medico che è morto.

Insomma amore e morte.

Appassionante e poetico melò social sentimentale diretto dal regista Lasse Hallstrom che racconta due storie al prezzo di una, senza scordare di impietosire lo spettatore più sensibile ai ricatti morali.
Se la Theron è un babà e Maguire un baccalà, Michael Caine, come spesso gli è accaduto in carriera, è un portento (l'intensità e la drammaticità degli accadimenti sono un'invito a nozze per i grandi attori nda): strameritato l'Oscar, insieme con la sceneggiatura.

Gran bella storia. Magari ce ne fossero molte, comunque la si pensi. Almeno al cinema.


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