PASSENGERS - MISTERO AD ALTA QUOTA

Usa. Qualcuno si è salvato degli oltre cento passeggeri dell'aereo precipitato sulla spiaggia. Quattro superstiti accettano di partecipare al corso della giovane e dolce psicologa Claire Summers (Anne Hathaway), che tenta, provando a far riaffiorare i ricordi dell'incidente, il recupero emotivo dei pochi sopravvissuti.

Claire è al suo primo vero impatto con la professione e il suo lavoro non si presenta facile. I pazienti sono restii ad aprirsi con lei, alcuni di loro poi hanno degli strani comportamenti.
Le loro dichiarazioni sono contraddittorie, tanto da far nascere il sospetto che la compagnia aerea stia cercando di intorbidare le acque per nascondere le proprie responsabilità nell'accaduto.

Inoltre il giovane broker Eric Clark (Patrick Wilson) preferisce evitare la terapia di gruppo, ma fa piedino alla ragazza, afflitta da una vicina impicciona (Diane Wiest). Chi è il tizio che li spia da una vetrata?

PASSENGERS - MISTERO AD ALTA QUOTA è un assurdo, contorto e truffaldino thriller postcatastrofico, che mena il can per l'aia per quasi un ora e mezzo, spargendo indizi fasulli e accatastando personaggi inutili, tutti con l'aria impaurita. Dopo tanta fuffa, ecco l'irritante spiegazione.

Il regista di provenienza televisiva Rodrigo Garcia merita come prossimi partner Vanna Marchi e Giucas Casella anche se temo che il gran pasticcio di questo film sia stato causato dal dover ritagliare un ruolo romantico su misura per l'attrice dagli occhi di cerbiatto. Con un'altra attrice protagonista ci sarebbe stato piu' spazio per sceneggiatore e regia.




Perché in Passengers c'è un po' di Lost (nello spunto iniziale) che cerca di trasformarsi in un thriller troppo verboso per creare tensione. Sembra quasi che Christensen e Garcia fossero consapevoli della debolezza della struttura (tutta proiettata verso la 'sorpresa' finale) e che, per tentare di ovviare all'inconveniente, vi abbiano innestato atmosfere per ridestare l'attenzione.
Purtroppo il risultato sperato non viene ottenuto.

Certo vederlo al cinema mi avrebbe fatto marciare come un bufalo inferocito verso la cassa chiedendo la testa del titolare. O almeno il rimborso del biglietto.

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