X-Files: Voglio crederci

Somerset (West Virginia). In seguito alla scomparsa, rapita da chissachì, dell'agente federale Monica Bonnan il sensitivo Joe Crissman (Billy Connolly), prete spretato e pedofilo confesso, si presenta all'FBI con delle strane visioni che si collegano al suo rapimento.

L'agenzia investigativa, intenzionata a risolvere il caso e ritrovare la collega, decide di chiedere aiuto a Fox Mulder (David Duchovny), l'unico in grado di verificare l'autenticità della testimonianza dell'uomo.
Dana Scully (Gillian Anderson) viene incaricata di stanare l'ex compagno - che vive isolato in una casa in mezzo al nulla - e convincerlo a unirsi alle ricerche.

Se Mulder dovesse decidere di contribuire con le sue intuizioni, tutte le accuse nei suoi confronti verrebbero fatte cadere. Tuttavia, nei sei anni che sono passati dall'ultimo caso di "straordinaria quotidianità", Scully ha preso le distanze dal bureau perché stanca di inseguire mostri nelle tenebre e preferisce impegnarsi a trovare soluzioni e terapie a mostruose malattie nell'ospedale cattolico dove opera, mentre Mulder continua a essere ossessionato dal rapimento (extra-terrestre) della sorella.

E malgrado il sensitivo scovi sotto la neve un braccio umano (maschile) la dottoressa Dana sibila: che imbroglione.

Fox Mulder invece gli crede e guidati dalla 007 Dakota Whitney (Amanda Peet) e seguendo le dritte del veggente si mettono in caccia.


Giallo fantascientifico alquanto inverosimile, ispirato, come si capisce chiaramente dal titolo all'omonimo telefilm e, come quello, destinato agli amanti del soprannaturale, con le deviazioni della scienza che si intrecciano al paranormale, con tra le righe i riferimenti religiosi che del serial erano uno dei motivi ricorrenti.
Smessi gli effetti speciali e la spettacolarità dell'esordio in lungo e dimenticata la cospirazione aliena, il nuovo spin-off della serie televisiva sci-fi più popolare di tutti i tempi si concentra sull'animo umano - i dubbi, i conflitti, il lato oscuro - e sul bisogno di credere e non arrendersi mai per arrivare alla verità.

Il creatore e regista televisivo della serie, Chris Carter, sfrutta il paesaggio innevato del Canada, dove sono state girate le prime cinque stagioni del telefilm, per ambientare l'ultima puntata del serial e chiudere definitivamente il cerchio.
E se risulta molto bella l'ambientazione e la fotografia dei monti innevati, la storia è alquanto insulsa e alcuni passaggi sono indisponenti per superficialità (Scully medico chirurgo tuttologo, i russi che fanno operazioni fantascientifiche in una baracca).

La psicologia dei protagonisti è rimasta intatta e la sintonia tra David Duchovny e Gillian Anderson, che è più attrante ora che 15 anni fa, è tangibile e assolutamente non scontata considerato il tempo che è passato dall'ultima "incarnazione" negli agenti Mulder e Scully, che sembrano essere stati (ri)posti in una sorta di camera criogenetica uscendo di fatto plastificati ed indenni (s'intende su un piano meramente d'immagine) dal sopravanzare del tempo.

Non così, invece, per un plot che è rimasto blandamente ancorato ai vecchi racconti seriali di una fiction che ha fatto storia e che meglio sarebbe stato, per la "Generazione X-files", ricordarla com'era...


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