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IL GIORNO PIU' LUNGO

Normandia, 6 giugno 1944. E' il D-Day, il giorno prescelto dagli angloamericani, dopo mille titubanze e altrettanti rinvii, per lo sbarco alleato nella Francia occupata dai nazisti, l'evento risolutore della Seconda Guerra Mondiale. Gli agguerriti tedeschi della Wehrmacht, che come in tutti film hollywoodiani dormono saporitamente (al pari di pellerossa, serbi e iracheni), non si accorgono che al largo staziona una flotta lunga chilometri.

Intanto dal cielo piovono i paracadutisti dell'82esima e 101esima divisione Airborne (le aquile urlanti) che occupano una cittadina strategicamente fondamentale, Saint-Mère Eglise. E dalla spiaggia (poco) illuminata dalla luna piombano i reparti d'assalto. Per Hitler è il principio della fine.

Epico, spettacolare, fragoroso, ultrapatriottico filmone di guerra in bianco e nero diretto a più mani, ma il vero regista è il megaproduttore, con un budget smisurato, Darryl Zanuck, che inventò perfino una particina per la sua ultima fiamma, la rossa Irina Demick, innestata in un cast di 44 attori di varie nazionalità, tutti di buon nome. Nessun protagonista, ma tutti personaggi importanti, con la storia che si sviluppa su più fronti.

Tratto da un celebre libro di Ryan, racconta la storia in forma di cronaca quasi da pseudocumentario. Il tutto con intenti autocelebrativi e nessun momento critico, come si faceva in quegli anni (erano passati solo quindici anni dall'evento e qualche palettata di retorica era inevitabile).
Non temete, non ci si annoia di certo con questo film-cronaca, in mezzo alle tante fragorose battaglie (Oscar per la fotografia e gli effetti speciali) e a un superlativo cast davvero irripetibile, impossibile da citare (causa chilometrico elenco) per intero.

Certo poi verrà Spielberg...però, quanto erano buoni gli americani prima del Vietnam.

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