BONNIE E CLYDE ALL'ITALIANA

Roma. L'imbranatissimo Leo Gavazzi (Paolo Villaggio) fa il rappresentante, in disgrazia, di giocattoli: tutta colpa dell'elettronica se al giorno d'oggi non si vendono più né soldatini né bambole.

La sua vita cambia di colpo, in peggio, quando in banca incontra casualmente Giada Foschini (Ornella Muti), svampita annunciatrice ferroviaria orba come una talpa, infelice e frustrata come l'uomo incontrato.

Coinvolti in una rapina, i due diventano ostaggi dei banditi in fuga.

Riescono a scappare, per di più fregandosi il malloppo, e si ritrovano inseguiti, oltre che dai rapinatori inferociti, anche dalla polizia che, per uno scambio di foto, li crede una pericolosissima coppia di gangster.

Finalino rosa, perché lui si innamora di lei, che, a sua volta, complice la miopia, lo scambia per un adone.

Il vecchio Steno confeziona una commediola all'italiana casareccia, col risultato di prendere una sonora topica. Se l'idea di partenza non era male, lo svolgersi della vicenda invece purtroppo lo è.

Praticamente BONNIE E CLYDE ALL'ITALIANA  non fa mai ridere ma annoia, dal primo all'ultimo minuto.
E neanche le scene d'azione sono granché.

Paolo Villaggio fa un po' Fantozzi e un po' Fracchia, ammesso che tra i due esilaranti personaggi ci sia qualche differenza, dando luogo ad una serie di gag stantìe e ripetitive, un'ironia banale e priva di spunti innovativi.

Ornella Muti, truccata, inutilmente, da brutta, sembra la caricatura di un'attrice.

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