AMABILI RESTI

Pennsylvania (Usa), 1973. A Norristown, fra villette a schiera e campi di granturco, vive la famiglia Salmon. Tra poco sarò uccisa dal mio insospettabile vicino di casa, George Harvey (Stanley Tucci), mormora (allo spettatore) la quattordicenne Susie (Saorsie Ronan), primogenita di papà ragioniere Jack (Mark Wahlberg) e mamma Abigail (Rachel Weisz).

Susie è un'adolescente qualunque, appassionata di fotografia e innamorata del compagno di scuola Ray Singh.

Proprio (crudeltà tra le crudeltà) dopo aver avuto il suo primo incontro romantico, il maniaco, apparentemente tranquillo ometto di mezza età con la passione per le case di bambola, attira la ragazzina con un pretesto nel rifugio sotterraneo da lui stesso scavato in mezzo al grande campo di mais e il misfatto così terribilmente annunciato si compie.

E' il 6 dicembre 1973.

Lo spirito di Susie si trova così a muoversi fra la terra e il cielo in una sorta di limbo fatto di ricordi e di fantasie, da dove può vedere e patire per quel che succede ai suoi cari e al suo omicida nel mondo mortale.

Intanto genitori,sorella,fratellino e nonna (Susan Sarandon) la cercano dappertutto: niente.
Sparita.

Il detective Len Fenerman li avverte: abbiamo trovato molto sangue attorno al suo berretto: preparatevi al peggio. E il padre si mette a indagare per proprio conto.

AMABILI RESTI è un originale dramma familiarpoliziesco intinto nel paranormale, uno schizzo fantasy che il regista Peter Jackson ha tratto dal fortunato romanzo nero di un' autrice semisconosciuta, dove la trama gialla è un pretesto per mettere a fuoco la figura della giovanissima protagonista, presto defunta, ma decisa a restituire la serenità ai suoi cari.

Aiutato dall’ambientazione anni 70 e dall’immaginario post-hippy della protagonista adolescente in quel periodo, disegna un limbo sovrabbondante e popolato di simboli, onirico e barocco.

Il mondo di Susie Salmon, non più viva ma incapace o impossibilitata a staccarsi del tutto dai suoi legami terreni, si intreccia con le vite distrutte e con l’elaborazione del lutto dei suoi familiari e con la consapevolezza che la lucida serialità omicida dello psicopatico della porta accanto che l’ha uccisa andrebbe fermata.

Il percorso verso il ritorno alla normalità per chi ha perso una figlia (in quel modo pio) è una sfida difficile, e i genitori lo affrontano in modo differente, si potrebbe dire l’uno seguendo la strada della fuga dalla dura realtà e l’altro della lotta e dell'ostinazione: dei due si fa apprezzare maggiormente il secondo, ossia il padre, per il maggiore spazio a lui riservato e per l’interpretazione attoriale di Marc Wahlberg. Ma affrontare la propria morte è complicato anche per la stessa Susie, in qualche modo prigioniera di un mondo perfetto, tra la vita e la morte, il concreto e l'astratto, come la boccia di vetro che la affascinava da bambina.

Alla fine, sebbene non si possa parlare di happy end in senso classico, la via di uscita implicitamente suggerita al dolore e al male, è l’amore e la creazione di legami fra gli individui e il colorato mondo di mezzo rimane un bel ricordo, forse un rifugio per i propri sogni.

Se la graziosa Saorsie Ronan incanta con il suo candore, l'inutile (nel film) Susan Sarandon colpisce nel segno con il suo cinismo, Stanley Tucci è uno (stra)ordinario psycho killer di provincia dalla frenesia assassina tenuta nascosta sotto ad un parrucchino biondo, due occhi glaciali e una mascella allargata.



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